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In occasione della premiazione del concorso “Verba Agrestia” 2005 mi sono occupato di fare una breve intervista ai vincitori della sezione Poesia; il secondo classificato è stato Mario Grosso il quale, già nelle note biografiche inviate in redazione per il concorso, faceva riferimento ad un tema estremamente delicato – quale i trapianti di organi – e ad una sua idea in proposito. Colto dalla curiosità di saperne di più su questa idea e dall’interessamento alla tematica, se non altro per una questione di coscienza e di coerenza con le mie scelte, ho intervistato Mario Grosso dando spazio e voce ad un concittadino che da alcuni anni sogna di vedere realizzata una sua idea, non per gloria personale, ma per un grosso miglioramento della situazione sui trapianti in Italia e perché no, nel mondo intero.
Cosa l’ha spinto a dedicarsi al tema dei trapianti d’organo?
E’ un argomento che mi è sempre stato a cuore. Ho sempre creduto nel trapianto d’organi e continuo a considerarlo un gesto di massima utilità sociale, tenendo conto che gli organi di una persona deceduta – resi inutilizzabili se lasciati nel corpo del defunto – potrebbero salvare la vita di altre persone che per anni sono costrette a sofferenze inutili e che spesso muoiono per mancanza di organi sostitutivi. Consideri che, nel 1990, quando la mia ultima figlia aveva appena sette anni, ho firmato con mia moglie, all’Aido (Associazione Italiana Donatori Organi), la dichiarazione di autorizzazione all’espianto in caso di decesso della bambina. Naturalmente noi e le altre due figlie maggiorenni abbiamo fatto la stessa cosa autonomamente.
Certo, un grosso gesto d’amore. E c’è stato un episodio particolare che ha fatto “scattare” in lei la molla che l’ha portata ad elaborare la sua idea?
L’argomento mi stava già a cuore di per sé, come ho detto prima, ma dopo aver assistito, nella primavera del 2001, ad una trasmissione televisiva, nella quale il conduttore sferrò una critica tremenda al principio del silenzio-assenso in materia di trapianto, suscitando un grosso polverone con ripercussioni che si riscontrano ancora oggi nella società, non ho potuto fare a meno di pensare alla validità del principio, anzi... a qualcosa che facilitasse e migliorasse il sistema dei trapianti. Tengo a sottolineare: dei trapianti, non delle donazioni. Io considero donazioni i casi di trasferimento ammessi tra viventi (un rene o parte del fegato), possibile eccezionalmente e a condizione che non sia messa a repentaglio la vita (anzi la buona vita) del donante.
E quindi a cosa ha pensato per migliorare la situazione?
Ho pensato, prima di tutto, al compito fondamentale dello Stato: quello di garantire il mantenimento dell’ordine sociale. Partendo da questo presupposto, sono giunto alla semplice ma, forse, non evidente conclusione, che dovrebbe essere lo Stato stesso a gestire la procedura dei trapianti. Mi spiego: attualmente la legislazione italiana prevede tre casi d’intervento dopo il decesso: primo, si procede all’espianto degli organi nel caso in cui il cittadino abbia espresso, per iscritto, tale volontà in vita; secondo, non si procede all’espianto in caso di dichiarazione contraria; terzo, si delega la decisione ai familiari stretti nel caso il defunto non abbia lasciato alcuna dichiarazione scritta. Cosa succede in questo modo? Succede che tantissimi organi che potrebbero continuare a funzionare nei corpi di altre persone, salvando loro la vita, vengono lasciati all’interno della salma a decomporsi. Attualmente la legge già prevede la procedura di accertamento della morte cerebrale (cosa diversa dal coma) ammesso che ci siano le condizioni per l’espianto, cioè la volontà scritta del defunto o l’autorizzazione dei parenti. Ciò che io immagino e mi auguro diventi presto realtà, è di permettere allo Stato di procedere all’espianto di organi dopo l’accertamento di morte cerebrale su tutte le salme i cui organi siano espiantabili, eliminando in tal modo la perdita di un’infinità di tali organi ed incrementando considerevolmente le vite salvate grazie all’impianto degli stessi, e di conseguenza la drastica riduzione delle interminabili liste d’attesa che ci sono attualmente. In più prevedo la creazione di una struttura apposita, con un coordinamento centrale e varie sedi, appoggiata all’Aeronautica Militare (i cui reparti di difesa aerea sono pronti al decollo in pochi minuti 24 ore su 24) e al servizio di emergenza, il tutto per rendere il trasporto degli organi sicuro e celere. Inoltre tale struttura ad hoc eviterebbe quegli incidenti in cui medici ed altri operatori, spesso a bordo delle proprie auto, continuano a perdere la vita sulla strada a folle velocità per concludere un’operazione di trapianto.
Immaginiamo quindi l’Italia come Paese pilota in materia di trapianti e di vite salvate grazie ai trapianti. Concorda?
Non solo l’Italia! Sarebbe straordinario poter contare su un network mondiale per salvare la vita di quanti lottano con la morte per mancanza di organi da impiantare. La logica vuole che questo network funzioni fra Paesi raggiungibili, allo stato attuale, in tempi ragionevoli per la riuscita del trapianto. Non voglio portare cifre che farebbero venire la pelle d’oca… Mi limito solo a far presente che in Italia muoiono mediamente 500.000 persone l’anno, e che nel 2002 ne sono morte 100, solo in Lombardia, per mancanza di organi da impiantare!!!
Dalla sua determinazione e dalla sua rabbia sembra evidente che l’opinione pubblica appaia chiusa di fronte a questo annoso problema. Quali potrebbero essere le cause?
Più che le cause, vedo la reazione della gente: anche quelli che apprezzano la validità dell’idea, immediatamente ne evidenziano l’irrealizzabilità giustificandola con motivazioni razionalmente illogiche. Il punto è che queste ragioni sono radicate nel nostro inconscio; entrano in gioco gli affetti, sembra che il defunto diventi di proprietà dello Stato, e soprattutto si parla di morte, cioè di un qualcosa che fa paura, se non altro per un ancestrale istinto di sopravvivenza di cui siamo dotati. Però pensiamo a quante cose lo Stato ci impone di fare! Una fra mille, rimanendo in argomento, è che non ci è permesso tumulare i defunti nei nostri giardini, ma in appositi luoghi pubblici chiamati cimiteri; oppure, in caso di morte sospetta, il cadavere viene sottoposto ad autopsia (solo informando i parenti!). Ecco, ricollegandomi al punto iniziale, cosa intendo per funzione dello Stato, cioè il mantenimento dell’ordine sociale! Da vivi paghiamo le tasse sulle cose di nostra proprietà, che a loro volta abbiamo profumatamente pagato al momento dell’acquisto; se omettessimo un soccorso, la legge ci punirebbe, se uccidessimo un’altra persona verremmo ugualmente puniti! E far morire un uomo per mancanza di un organo di ricambio non si dovrebbe qualificare omicidio, nel caso fosse possibile avere a disposizione l’organo? Perché non fare in modo che lo Stato si prenda l’impegno di gestire gli organi dei cittadini defunti (che come ho detto prima, non avrebbero più alcuna utilità se lasciati nel feretro) e poter salvare la vita di quanti pagherebbero fior di quattrini per avere un organo nuovo???
A proposito, in tal modo si ridurrebbe anche il traffico illegale di organi, vero?
Penso proprio di sì! In tal modo si ridurrebbe drasticamente il traffico clandestino di organi per la legge economica che regola la domanda e l’offerta. Aumentando l’offerta diminuirebbero le richieste non soddisfatte, che si azzererebbero nel caso di una copertura totale evitando di ricorrere al mercato illegale di organi, quando già la legge vieta e punisce severamente tale traffico.
Cosa direbbe potendo fare un appello all’opinione pubblica sull’argomento?
Cosa direi? La cosa più logica e naturale: con il sistema delineato ci sarebbe un enorme guadagno per l’intera umanità e nessun costo per il singolo individuo. Cosa c’è di più prezioso della vita di un essere umano? La morte è un fenomeno irreversibile! E la vita va sempre tutelata. Come dicevo prima, il solo parlare della morte è un qualcosa che ci mette molto a disagio.
Terminata l’intervista ho avuto modo di riflettere su questo argomento. Al primo impatto anche la mia reazione è stata quella di “rifiuto” dettata da una spinta emotiva inconscia. Poi, nel corso dell’intervista stessa, ho capito la validità di questa proposta e, soprattutto, ho riflettuto sul numero impressionante di persone che potrebbero essere salvate! Ora provando ad essere realisti e quanto più razionali possibile, provate ad immaginare di trovarvi ad avere un vostro caro in fin di vita in attesa di un trapianto ed un altro familiare che muore avendo dichiarato in vita di non voler donare organi dopo la morte. Cosa fareste??? Non desiderereste che in quel momento fosse già in vigore la legge basata su questa semplice idea in cui lo Stato possa disporre di beni così preziosi, altrimenti inutilizzabili, per poter salvare almeno il parente in attesa di trapianto??? Capisco la drammaticità dell’argomento e, allo stesso tempo, confido nella razionalità dell’essere umano che possa fare in modo di accettare tale idea.
Ricordo il caso del piccolo Nicholas Green, un ragazzino di sette anni, figlio di una coppia di americani venuti in Italia in vacanza ed ucciso in Calabria: i suoi organi continuano a vivere nei corpi di sette nostri connazionali che all’epoca, nel 1994, erano in attesa di trapianto.
Da comune cittadino sento di dover ringraziare Mario Grosso per aver avuto questa idea, sicuramente semplice ma straordinariamente utile all’umanità e confido nell’alto senso civico che noi italiani abbiamo saputo evidenziare in molte circostanze. Spero che questa possa essere l’ennesima occasione per dimostrare la nostra intelligenza e il nostro senso morale.
Modestino Tozzi |