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Prima di tutto un’ammissione di errore. Quando lo stato d’Israele cominciò la costruzione del muro difensivo anti-attentati, scrissi che si trattava di una buona scelta politica, in quanto mostrava all’apparato terroristico la ferrea volontà israeliana di difendersi, ma che militarmente non mi pareva un’idea così utile. Mi sbagliavo, perché grazie al muro il numero di attentati contro la popolazione civile è drasticamente diminuito. Grazie a quella pensata, Ariel Sharon vide rafforzata la sua seconda posizione nella graduatoria no-global dei peggiori macellai d’Occidente, essendo primo e inattaccabile George W. Bush. La vita di Sharon è ora in serio pericolo, anche se gli ultimi bollettini lasciano sperare che il premier sopravviva alle ripetute crisi che lo hanno colpito in pochi giorni; ma i medici sono stati chiari: di riprendere la carriera politica non se ne parla.
Ciò che più sorprende è il timore diffuso, anche tra gli oppositori ai governi Sharon, che l’uscita di scena del generale coincida con la fine delle speranza di una pace a breve termine. “Arik” era diventato l’uomo della pace: pareva impossibile che ci riuscisse proprio lui. Un ex generale, strenuo combattente dei terroristi palestinesi, un uomo di governo pronto a sfidare a viso aperto Arafat, che in Europa era preso per un galantuomo ma che Sharon vedeva come il grande ostacolo ad ogni soluzione pacifica, perché troppo legato ai gruppi terroristici e quindi incapace di contenerli. Il costruttore del muro “infame”, paragonato addirittura a quello di Berlino, come se il significato e lo scopo delle due opere fosse lo stesso. Il capo di governo che non esitava a ordinare l’eliminazione con missili dei leader di Hamas; e ancora una volta si sprecavano i paragoni, o meglio le equiparazioni. Perché ovviamente salire su un autobus carico di pendolari e studenti e ucciderli tutti è la stessa cosa che uccidere i capi di un’organizzazione che manda i propri uomini su quegli autobus. Hamas, nata nel 1987 con lo scopo, unico e dichiarato (nella sua carta, che potete leggere tradotta in italiano) di distruggere Israele; un’organizzazione per cui la jihad è un obbligo per ogni palestinese, e secondo cui la crisi mediorientale è “una lotta religiosa tra islam ed ebraismo che può essere risolta solamente per mezzo della distruzione dell’entità sionista.” Ricordo anche che questa stessa organizzazione ritiene il sionismo responsabile della Rivoluzione francese, del colonialismo, dell’avvento del comunismo, del nazismo, di entrambe le guerre mondiali. L’Olocausto è un’invenzione della propaganda sionista che aveva i suoi fautori in gruppi (sionisti, ovviamente) che il mondo conosce con nomi quali SS o Gestapo . Per molto meno in Austria hanno arrestato uno storico (detto per inciso, una scelta che non ho condiviso), ma l’Unione Europea ha ritenuto di riconoscere ad Hamas lo status di “organizzazione terroristica” solo nel 2003. Nonostante sia ideologicamente aberrante, Hamas gode in Palestina di larghe simpatie, soprattutto perché sopperisce alle carenze dell’Autorità palestinese fornendo dei servizi di welfare alla popolazione: per questo anche per Abu Mazen è difficile liberarsene.
| Carlo
Bonomi |