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Solo due mesi fa (era il numero d’ottobre) abbiamo dedicato la copertina alla Torre di Pisa, scelta come simbolo italiano: non solo per la sua bellezza e la sua fama mondiale, ma perché rappresenta un paese sempre sospeso tra sviluppo e modernità e crisi e depressione. In quel numero ci chiedevamo dove pendesse adesso l’Italia, analizzata sotto vari punti di vista. In due mesi il mio non l’ho cambiato, ma ho un rimpianto: se i disordini in Val di Susa fossero scoppiati prima che in giornale andasse in stampa, in copertina ci avrei messo loro, i dimostranti. E il titolo l’avrei fatto diverso. Non perché penso che i dimostranti siano una banda di folli che scalpita senza ragioni. La ormai celeberrima “sindrome Nimby” (not in my back yard) è comprensibile, anche se personalmente non me ne ritengo affetto: vivo in una zona che è piena di ferrovie, autostrade, superstrade, Malpensa come ciliegina, ma cerco di approfittare dei vantaggi che tutto questo offre. Complessivamente è più una fortuna che altro avere infrastrutture di questo genere vicine.
Allora, tornando in Piemonte, il nostro problema non è avere cittadini “nimbiotici”, questi li avremo necessariamente ovunque. Il problema si pone, e seriamente, quando drappelli di “nimbiotici” ottengono lo scopo e impongono la loro volontà all’intera comunità nazionale. Ma, come ha rilevato l’ex presidente ENEL Chicco Testa, non si tratta solo di una questione morale, di minoranze sparute che impongono la loro volontà alla maggioranza. I nostri guai vanno oltre: un paese che non riesce a rinnovarsi, che ha paura del moderno, una classe dirigente che non riesce a fissare delle priorità, a parlarne chiaramente, ad affrontare, senza subire ricatti elettorali, drappelli di “nimbiotici” o simili. Il TAV, treno alta velocità, è una priorità per l’Italia o no? Questa è la domanda cui la nostra classe dirigente deve rispondere con chiarezza. Data la risposta, si agisca di conseguenza. La mia risposta è che il TAV è assolutamente necessario. Da circa un trentennio il nostro sistema dei trasporti non viene potenziato, e i risultati li vediamo quotidianamente su autostrade intasate, su treni in ritardo perenne per via di guasti alle “linee aeree”, al locomotore…un solo treno in ritardo basta a sconvolgere l’intera giornata delle Ferrovie. Questo avviene non perché le nostre infrastrutture siano di per se cattive, ma perché non hanno alternative: per andare dalla Lombardia al Veneto o si cammina (quello non chiamatelo viaggio) sulla famigerata A4, o non si va. Il TAV, una volta completato, creerebbe parecchie alternative, perché il suo tracciato coprirebbe le principali linee di comunicazioni nazionali: la Val Padana, la costiera tirrenica e quella adriatica, più un paio di diramazioni come la Milano-Genova. Permetterebbe di spostare dalle autostrade buona parte del traffico passeggeri ma soprattutto merci (che significa meno camion), e ci terrebbe in stretto contatto con il resto dell’Unione Europea. Se rifiutassimo il corridoio 5, quello che passa in Val di Susa, in Europa concluderebbero che investire soldi comunitari in Italia è uno spreco, chiuderebbero i rubinetti e sposterebbero il tracciato dei corridoi in altre zone del continente. Questi i vantaggi dell’opera e i danni che il “gran rifiuto” ci porterebbe. E gli svantaggi del TAV?
Impatto ambientale? Mi sembra che le dimostrazioni in Val di Susa siano cominciate proprio per impedire a dei geologi di verificare l’impatto ambientale… Inquina? No, mi pare che vada ad elettricità…ah, l’elettricità: magari sgorgasse da Madre Terra, magari bastassero i fulmini celesti…invece dobbiamo produrla, e per farlo ci vogliono centrali, magari nucleari…Basta, basta, per oggi ho aperto troppi fronti, gli spalleggiatori dei “nimbiotici” (la lista è lunga: ci sono sindaci, ovviamente ambientalisti, sindacalisti, preti…) si saranno già abbastanza inquietati.
Insomma, l’insieme delle argomentazioni dei tanti mister no mi sembra troppo spesso molto ideologico, contraddittorio; e soprattutto mi sembra il frutto della paura del domani, di un’incapacità di lavorare a fondo nel presente per creare il futuro. Mi pare anche che esista una mentalità meschina ed egoista, che si nasconde dietro a bei concetti come la difesa della natura o di un mondo bucolico, senza chiedersi se e come la modernità possa svilupparsi, com’è sempre stato, senza uccidere la natura. Così egoisti da legare la realizzazione di un’opera fondamentale alla campagna elettorale. Egoisti perché queste sono opere per le generazioni future. E poi, diciamolo: tutti i politici si prendono cavalli da montare prima delle elezioni. Cosa è davvero più utile al paese: il cavallo TAV o quello Nimby?
| Carlo
Bonomi |