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Prima del Gennaio 2002 , data in cui l’euro ufficialmente è entrato in circolazione, i mostri sacri dell’economia avevano assicurato che la nuova moneta’’ non avrebbe prodotto inflazione’’ né era ipotizzabile un ‘’ aumento del carovita’’.
Bene, anzi no, male perchè nulla di tutto ciò si è verificato. Aumentarono i prezzi e le tasche degli italiani divennero più vuote. Nacque il problema dell’ultima settimana del mese per i lavoratori dipendenti e per le classi meno abbienti.
Pur in questo clima di malessere generale la Banca Centrale Europea considerava come punti di forza dell’euro alcuni aspetti ‘fondamentali’ :
1- trasferimenti di fondi più economici e più semplici; 2- prezzi tendenzialmente verso il ribasso per via della maggiore trasparenza e della più forte concorrenza; 3- tassi di interesse in diminuzione con conseguente diminuzione del costo del denaro; 4- prezzi e potere d’acquisto della moneta stabili in quanto problema prioritario della Bce; 5- infine maggiore crescita economica con effetti benefici sulla inflazione.
Risultato. Gli economisti – e lo sapevano - si erano dimenticati di prevedere le ovvie conseguenze negative legate alla circolazione dell’euro, gli squilibri, le diseguaglianze e, cosa grave, il pesante drenaggio di richezza a favore di “coloro che fanno i prezzi ed a danno di chi li subisce’’.
Insomma, noi che pensiamo da semplici cittadini e che facciamo quotidianamente i conti della casalinga con le dita sul naso, riteniamo che nei politici c’è sempre stata consapevolezza dei problemi che nascevano soprattutto guardando quella globalizzazione che l’Europa era costretta a subìre senza saperla governare con la dovuta attenzione e con adeguati strumenti a disposizione.
I ‘no’ alla ratifica della Costituzione da parte di Francia ed Olanda hanno materializzato la grande paura della gente per i danni che la moneta unica riversa a danno della classe meno abbiente. Danni causati da personaggi senza scrupoli e speculatori dell’ultima ora. E’così che si sviluppa un sentimento di contrarietà a questa moneta ,facendo emergere la provocazione del “voler” ritornare alla “nostra amata vecchia” Lira italiana che da un sondaggio del quotidiano ''Libero'' risulta essere preferita all’euro ( su 8.680 lettori il 76,58% ha detto SI ed il 23,42 NO).
Un dato significativo da non sottovalutare pur nel limitato numero di interpellati.
Crediamo, senza tema di venire smentiti, che a questo paradosso, si sia giunti per svariati motivi. La moneta unica doveva entrare in vigore dopo l’avvio di una seria politica economica congiunta, coèsa e concreta da parte dei membri della Ue. A sua volta, però, la politica economica doveva costituire prioritaria attuazione dell’unione politica dell’Europa federale.
In verità, dando il via solo alla moneta unica, si è realizzato un progetto nullo, dannoso ed estremamente pericoloso : gli economisti d’europa hanno costruito un palazzo iniziando dal tetto. Risultato? Lo viviamo quotidianamemte sulle nostre spalle.
Non entriamo nei dettagli degli aumenti indiscriminati che raggiungono percentuali elevatissimi e vanno dal 20/30% al 100% soprattutto da parte dei governi che hanno fatto da battistrata a dismisura: gioco del lotto : da lire 1000 a 1 euro la giocata (+100%) ; totocalcio da lire 1000 a giocata minima ad 1 euro (+100%); biglietti per visite musei: da £.4.000 a €.4,00 (+100%)
E poi lotterie, lotterie, gratta e vinci d’ogni specie, e, ‘dulcis in fundo’ l’11^ ruota nazionale per il lotto. Ma ciò che è gravissimo è costituito dalla pubblicità ingannevole in favore di un gioco d’azzardo, sia in Tv che sui giornali per invitare i cittadini a spendere soldi che difficilmente potranno recuperare. I fatti di suicidi e di persone che si sono rovinate ipotecando beni immobili o con prestiti ad usura, ne sono testimonianza grave. In fondo il gioco d’azzardo , vietato dalla legge, per lo Stato è legale. Ma se un cittadino vorrà aprire un banco lotto di propria iniziativa vedrà rinchiudersi dietro le spalle le sbarre di ferro di una prigione. E’ questa la tutela del risparmio tutelato dal governo. E’, invece, la massima goduria delle entrate indirette.
Cosa fare per la ripresa rimanendo nell’area dell’euro? Ribadiamo che la classe politica ha piena consapevolezza dei problemi connessi al tradimento della moneta unica. Ma qualcosa si potrà e dovrà pur fare ben sapendo che l’Italia non è pronta ad adottare politiche coraggiose, di adattamento all’euro.
Si potrebbe suggerire un aumento dal 25 al 30% degli stipendi e delle pensioni, un abbassamento delle tasse per le imprese che aumenteranno produttività e competività. Il blocco delle tariffe da parte del governo e dei prezzi.
Ciò poterà senz’altro effetti immediati positivi: aumento dei consumi e conseguente rilancio dell’economia.
La certezza della stabilità dei prezzi dovrebbe essere controllata e certificata dai Comuni attraverso gli uffici dell’Annona con personale selezionato ed altamente specializzato coadiuvato dal corpo della Guardia di Finanza che sanzionerà con severi provvedimenti, fino alla chiusura dll’esercizio, quanti disattenderanno le disposizioni. Infine intensificare, aumentando gli organici del settore tributario, la lotta alla evasione e trovare risorse per fare emergere il lavoro nero.
In questo senso potrà aprirsi una nuova parentesi che dovrebbe portare benefici alla economia nazionale sia a breve che a lungo termine.
L’Europa, intanto, dovrà prepararsi a governare. Ottimisti non lo siamo. Troppi interessi in gioco. Non a torto è stato scritto (Gambino-Lannutti : Euro la rapina del secolo) che l’atto di accusa non è contro l’euro che è “una bella idea nella mani di troppi furbi’’, ‘’ma contro gli speculatori e contro coloro che avrebbero dovuto intervenire e che invece hanno fatto gli struzzi, negando una realtà che è sotto gli occhi di tutti”.
Solo così potrà avviarsi il dialogo per la tanto attesa integrazione europea. Diversamente sarà la fine di un sogno. Il ritorno alla “liretta” sarebbe da prendere in seria considerazione.
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Giovanni Venezia |