| << Articolo precedente |
![]()
Probabilmente la presenza di un mio articolo su un argomento di carattere scientifico potrebbe destare qualche moto di sorpresa in coloro che sono abituati a leggere la mia firma sotto pezzi che trattano di letteratura, poesia o arco, ma con il referendum alle porte ho preferito schierarmi da una parte pure io. La questione, tuttavia, almeno per come la vedo io, non è solamente scientifica ma, soprattutto, etica. Da una parte si tratta di valutare la questione della procreazione per coppie con problemi (quali poi ne vedremo in seguito), dall'altra si tratta di scegliere quanta libertà lasciare alle fantasie dei ricercatori.
Personalmente ritengo che la questione riguarda quanto valore si dà all'embrione, nel senso che, mi chiedo, se una coppia vuole un figlio, lo vuole solo se è sano e bello o anche se ha dei problemi? Stando le cose come stanno, la scienza non fa altro che mettere una pezza laddove la natura non arrivi, ma dando il proprio consenso si mette la coppia nella possibilità di scegliere, quasi si trovasse al supermercato, se il figlio sia desiderato oppure no, in una situazione, quindi, ben superiore a quella delle coppie “normali”. E poi, e dico queste cose con sincerità, se all'interno della coppia uno dei due non può avere figli esistono sempre amici, conoscenti, o anche non amici e non conoscenti desiderosi di prendere in prestito la donna di un altro per aiutarlo a procreare. E se qualcuno si vuole scandalizzare per ciò che dico, lo faccia pure: questa non è altro che una verità che esiste da sempre.
Per quanto riguarda la parte del referendum che limita gli studi sugli embrioni la mia opinione è ugualmente negativa. Senza ipocrisie sono convinto che la vita abbia un disegno preesistente e che l'uomo debba stare al suo posto, che è decisamente più in basso nella gerarchia delle libertà rispetto al disegno del fato. La ricerca? Va bene: si faccia, ma non a scapito di vite, non scommettendo con geni e cromosomi. E se si debba vivere o morire questa non è una questione, in quanto nel destino di ognuno tutto è già deciso e ribellarsi è inutile.
E se la mia può sembrare una posizione di chiusura totale, forse lo è, ma almeno ho coerenza nel ritenere che, se esiste qualcosa lassù (e il mio non è un pensiero cristiano ma, a maggior ragione, un cristiano dovrebbe condividerlo), è giusto che l'uomo stia quaggiù.