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Non faccio parte di nessun partito: non sostengo il SI e nemmeno il NO. Questo perché al referendum del prossimo 12 giugno mi recherò alle urne e ai vari quesiti risponderò in maniera differenti. Credo però sarò in minoranza. In una consultazione di questo genere è quasi naturale che si formino blocchi ideologici contrapposti: ci sarà chi andrà in spiaggia (il fronte del NO), e chi segnerà per quattro volte SI. Le vie di mezzo non saranno molte. È giusto allora ricordare che è possibile scegliere di votare solo alcuni dei quesiti, e tentare di annullare il quorum degli altri.
Per quel che mi riguarda, sono in particolar modo due le questioni su cui mi trovo su posizioni nettamente opposte: sulla liberalizzazione della ricerca scientifica e sulla fecondazione eterologa.
Sulla prima mi trovo d'accordo con i promotori della votazione. Per due ragioni. Per prima cosa, ritengo necessario che la scienza debba avere la possibilità di compiere ampie ricerche per contrastare le gravi malattie di cui l'uomo può soffrire. La sperimentazione sugli embrioni può offrire nuove speranze a chi conduce un'esistenza “vegetativa”, come nel caso di Luca Coscioni, presidente dei Radicali colpito da sclerosi laterale amiotrofica, che lo ha immobilizzato togliendogli anche la parola. Sono molti i malati di questo genere, e sono persone che arrivano a porre in discussione la propria condizione di uomini, fino a sperare di chiudere coll'esistenza. È quindi per una ragione principalmente umanitaria che voterò SI.
Per ragioni simili, sono favorevole al mantenimento del divieto della fecondazione eterologa. Il fronte del SI vuole garantire il “diritto alla maternità”. La maternità è forse il momento più alto ed esaltante nella vita di una donna; questa però non mi sembra una ragione sufficiente perché la legge lo riconosca come diritto ad ogni costo. È una richiesta frutto della cultura distorta del “ogni esigenza personale un diritto”, degenerazione dell'individualismo in egoismo e nichilismo. La donna vuole concepire ad ogni costo, alla faccia del marito, che deve accettare di essere legalmente un cornuto, e del figlio, che un giorno dovrà scoprire di aver avuto due padri. Aggiungo che se fossi legislatore cercherei di favorire il più possibile una politica delle adozioni. In Italia vivono circa 50 mila orfani, che aspettano genitori non costantemente impegnati a trasformare ogni desiderio in legge.