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Sostiene Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri che fra Grecia classica e Occidente contemporaneo esista una frattura, che ci renderebbe figli più del medioevo che del mondo ellenico. Forse. Continuità e cesure fra questi due periodi si rincorrono negli aspetti più disparati. C’è un elemento, però, che lo scorrere del tempo ha sicuramente sommerso. Ed è quello del “fine a sè stesso”. Della ricerca disinteressata della verità, per usare un’espressione nobiliore. Un esempio? Gli Egiziani impararono a calcolare la superficie di alcune figure piane. Sfido, dopo le periodiche piene del Nilo era necessario mettere un po’ d’ordine. Tra Atene e Sparta, invece, si comprendeva che tra il diametro di una circonferenza e quest’ultima esiste un rapporto costante, indipendentemente dalle dimensioni. E non sembra che nel Peloponneso vi fossero campi circolari. Questo ci separa dagli albori della nostra stessa civiltà. Ovvero il considerare la conoscenza come un mezzo e non come un fine. Potremmo parlare di età della Tecnica. Di una ricerca che quando è scientifica è subordinata all’immediata applicazione pratica. Applicare ogni nostra chiave di comprensione, che sia dialettica, logica, ermeneutica. Tirare bilanci, valutare pro e contro, decidere cosa è meglio e per chi. Oppure possiamo lasciar perdere. In fondo, queste righe sono fini a sè stesse.