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Decidere di chiamare chi combatte in Irak contro le forze occidentali “resistente” o “terrorista” è scelta “politica”. Militarmente, quei combattenti rientrano nella categoria dei guerriglieri, e rappresentano l’ultimo di molti casi, lungo la storia, in cui la guerriglia ha messo in difficoltà, se non sconfitto, un esercito “regolare”. Il guerrigliero suscita spesso simpatie: lo si immagina come un eroe romantico, che da debole e povero di mezzi lotta con coraggio contro il Golia grande e grosso. La guerriglia come tecnica militare dei poveri? In parte si, però allora bisogna chiedersi perché gli stati (in particolare occidentali) non optino sistematicamente per una tecnica economica e spesso efficace? Ancora una volta, davanti ad una domanda di ordine “culturale”, dobbiamo guardare ai Greci. Loro utilizzavano eserciti regolari, ma non erano gli unici: e quindi? Loro furono i primi, in occidente, a istituzionalizzare (se non ritualizzare) la battaglia campale, che è la negazione della guerriglia. Il soldato che affronta in battaglia l’esercito nemico è disposto a rischiare la morte in uno scontro sì cruento, che lascerà molti uomini sul terreno, ma anche decisivo e risolutore. In poche, tremende ore, la guerra si conclude con un vincitore e un vinto. Era questa l’essenza delle guerre fra poleis nell’epoca “classica” dell’oplita: cioè fra i secoli VIII e VI (prima di Cristo). I due eserciti, composti di sola fanteria (schierata a “falange”), si ritrovavano su uno dei rari pianori dell’Ellade e in un paio d’ore risolvevano la faccenda. Perché l’oplita era così pazzo da correre un rischio simile? Il cittadino della polis era un potenziale soldato dai 18 ai 60 anni; ogni anno il suo governo, giunta la bella stagione, poteva richiamarlo in servizio. Lui doveva lasciare la famiglia, i suoi campi coltivati (sua fonte di sostentamento), e nell’estate greca doveva marciare, in attesa di uno scontro sanguinario, con circa 30 chili di bronzo e legno addosso. Voi non avreste avuto fretta di finire e tornarvene a casa? So già cosa vi starete chiedendo: ma chi glielo faceva fare? La molla era quel senso profondo e fortissimo di appartenenza ad una comunità che è la linfa stessa della polis. Oggi lo chiameremmo patriottismo. Per concludere, so benissimo che la guerra “regolare” è molto cambiata da allora; lo sapevano bene anche i Greci di epoche successive: le guerre Persiane, o quella del Peloponneso, non furono certo “faccende” da risolversi in un paio d’ore. Ma il lascito del cittadino-oplita greco rimane: i suoi nipotini occidentali opteranno più spesso per la divisa “regolare”.