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Le olimpiadi, il gioco pangreco per eccellenza, l’occasione in cui tutti i greci si riunivano per festeggiare Zeus e lo sport, e dove tutte le armi tacevano tranne nelle gare di corsa degli opliti, erano il tempio dell’uomo, poiché le donne non solo non potevano parteciparvici come atlete, ma neppure assistervi come spettatrici. Con un’eccezione. Alla 94° olimpiade del 404 a.C. Callipateira entrò nello spazio riservato ai giochi travestita da allenatore, non tanto per vedere gli uomini nudi (prassi istituita nel 720 a.C.) ma per abbracciare il figlio Peisirrodo, vincitore nel pugilato per ragazzi. Purtroppo fu scoperta e arrestata. La pena era semplice: buttata giù dal monte Tipeo. Invece la donna fu graziata poiché era figlia, sorella e madre di vincitori olimpici. Dopo quest’incidente, però, anche gli allenatori dovevano essere nudi! Le donne, tuttavia, poterono ancora vincere gare ad Olimpia, poiché nelle gare equestri l’alloro andava al proprietario dell’animale e non all’auriga.