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Una Costituzione democratica per una Federazione europea.
Le maggiori
perplessità sulla Costituzione Europea vertono sulla distribuzione
delle competeze tra gli organi della stessa Unione, e tra questi e
i paesi membri: le critiche e le opposizioni alla Costituzione sono
nate in molti paesi, primi fra tuttti la Gran Bretagna e la Francia,
due nazioni che, sin dalla istituzione delle tre Comunità Europee,
si sono sempre scontrate con la generale tendenza a trasformare l’UE
in una vera e propria federazione.
Il progetto costituzionale vorrebbe trasferire all’Unione dei
poteri sempre più simili a quelli di uno Stato nazionale, vale
a dire dei poteri per lo più decisori e non direttivi, distribuiti
su ambiti più strettamente di politica interna e estera: tutto
questo rafforzando la rappresentatività del Parlamento europeo
e destinandogli, insieme al consiglio dei ministri, un vero e proprio
potere legislativo. Nella Costituzione si definisce inoltre con forza
lo status del cittadino europeo che diventa per l’Unione un
soggetto con cui avere rapporti diretti, non più mediati dallo
stato membro di appartenenza: questo profilo è essenziale per
dare legittimità ed efficacia ad una istituzione che è
stata pensata, alla sua genesi, come semplice trattato tra Stati,
e che oggi vuole diventare Stato. Ma cosa più importante, e
che più di tutte ha fatto sorgere moltissime opposizioni, è
la restrizione del diritto di veto per alcune materie, in particolare
di politica economica (restano escluse dal principio di maggioranza
la difesa, il fisco e la politica estera): è il sistema della
maggioranza che dà ad una istituzione la piena indipendenza
da chi la costituisce, la maggioranza regalerebbe agli organi europei
una vera e propria volontà distinta dalla volontà degli
stati che li compongono. Tutto questo evidentemente implica una radicale
diminuzione dei poteri dei singoli stati membri che sempre più
dovrebbero sottostare a decisioni eterodeterminate.
Nonostante questi meriti, la Costituzione non può essere ancora
considerata l’ultimo passo verso il federalismo. Per prima cosa,
quelle materie per cui vale ancora il principio dell’unanimità
sono fondamentali: uno stato non può dirsi tale se non gestisce
autonomamente la propria difesa, il fisco e i rapporti con gli altri
stati; in secondo luogo ogni stato membro “in conformità
delle proprie norme costituzionali” (come recita l’Art.
59 del progetto di Costituzione Europea) può decidere di ritirarsi
dall’Unione come se questa fosse ancora un semplice trattato
internazionale, e non già un vero e proprio stato.
Un argomento che ha riscaldato, più di altri, l’opinione
pubblica è invece quello dell’introduzione, o meno, di
un riferimento alla religione cristiana nella parte che regola i rapporti
con le chiese. Il Vaticano ha più volte e con forza fatto richiesta
alla Convenzione di Laeken perché nella Costituzione venisse
dato alla religione cristiana un posto preferenziale, atto a legarla
indissolubilmente alla nuova Unione. L’odierno Papa è
il più grande sostenitore della riunione delle Chiese cristiane
e ha spesso portato avanti importanti progetti di riavvicinamento
in particolare con la Chiesa ortodossa: l’introduzione di un
accenno, seppur generico, ma chiaro, alla cultura cristiana (e quindi
alla totalità delle Chiese nate dal cristianesimo) sarebbe
stato un passo verso il tanto sperato riavvicinamento, nonché
il consolidamento di un legame con una vastissima popolazione, quella
europea. Ma la decisione della Convenzione è stata quella di
non citare la religione cristiana e nessun’altra fede (di nessun
tipo…), neanche nel preambolo.
Questa scelta è in linea con un progetto di Unione libera da
influenze ideologiche e che possa accogliere in sé popolazioni
molto diverse tra loro seppur con una storia comune. È una
scelta di tolleranza e di apertura anche a quei paesi che vantano
una cultura diversa da quella cristiana, ma soprattutto regala all’Unione
una personalità indipendente e laica, presupposto di democrazia
e multiculturalismo.
In conclusione non è possibile sperare oggi in una federazione
degli stati europei, anche se la Costituzione venisse approvata così
come è stata redatta: ad ogni modo essa fa parte di un grande
progetto (e ne rappresenta uno dei passi più significativi)
teso verso un nuovo organismo sovranazionale, democratico, laico,
fondato sui principi di libertà e umanità che infondono
le costituzioni di tutti gli stati europei. Per chi vede in questo
progetto un successo politico e sociale, si tratta soltanto di aspettare
ancora un altro po’!