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Nei libri di geografia urbana la differenza principale tra città europea e città americana è indicata nella componente storica.
La forma urbana (ossia la pianta di un insediamento urbano) della città europea subisce il peso (e insieme il premio ) della storia in quello che è il proprio centro storico , diversamente assente nella città americana. Il nucleo della città europea non solo è espressione artistica di un determinato complesso urbano ; ma è anche e soprattutto il centro residenziale della città.
Un esempio è la metropoli di Milano , nel cui centro non troviamo solo le strutture religiose di più elevata importanza artistica ( Duomo), o gli edifici storici simbolo della città (dal castello Sforzesco all’Arco della Pace, dal Teatro alla Scala all’Accademia di Brera) ma anche gli antichi palazzi milanesi ( con datazioni che vanno dalla fine del seicento fino ad inizi novecento) che sono stati adibiti a funzioni commerciali, economiche, culturali ma soprattutto abitative. Nel centro della città ci sono insomma le “case”, il centro è il centro dei cittadini.
La città americana è l’esatto contrario.
Non manca solo di un centro storico ( le costruzioni più antiche risalgono alla fine del settecento e sono tutte architetture “singole”, ossia non inserite in un contesto urbano qualificato ma rispondenti ad esigenze primarie dei cittadini. Ne è un esempio la cattedrale di San Patrizio A New York , costruita nel 1879 come luogo di culto religioso per la metropoli) ma anche di una pianta urbana che tenga conto dei passaggi di altre entità sociali, di altri popoli. Insomma , negli Stati Uniti è difficile parlare di cardo e di decumano o di pianta radiocentrica. Un centro nelle città americane tuttavia esiste: è il centro della produzione, del commercio, dei grattaceli, dei grandi centri commerciali. Il centro è il centro dei servizi, mentre i quartieri residenziali sono nelle corone circolari e generalmente delineano un ambiente suburbano sobrio composto da abitazioni unifamiliari e da verde pubblico.
Questo è un aspetto curioso oltre che attuale. Proprio mentre in questi anni ( mi riferisco all’età postmoderna e postindustriale) in Europa si sta aprendo il dibattito sul decentramento dei servizi (intendiamoci bene: non sto parlando di devoluzione) è importante analizzare anche modelli urbani che da sempre hanno messo al primo posto la centralità. Per gli americani la pendolarità è un aspetto costitutivo del lavoro urbano, per gli europei è spesso un’eccezione.
Da quanto detto sin ora si può dedurre un ultima differenza importante tra città del vecchio e del nuovo continente : la veduta del profilo urbano , spesso indicato con il termine inglese sky line.
Città come New York, Los Angeles e Atlanta presentano uno Sky line di tipo “convesso” in cui sostanzialmente il profilo altimetrico delle costruzioni va defilandosi nel passaggio dal centro alla periferia. In molti centri europei , lo spazio disponibile è stato completamente occupato da architetture storiche e datate che non hanno uno sviluppo spiccatamente verticale (fanno eccezione i campanili delle chiese, soprattutto quelle di impronta gotica e barocca , e le alte torri signorili, che puntavano proprio sulla maestosità per accrescere la fama e lo splendore delle famiglie che le facevano costruire), così che le più alte architetture in cemento armato , i grattaceli, hanno trovato spazio fuori dal centro urbano principale, nelle corone suburbane o periferiche,dando origine ad uno sky line “concavo” .
Un esempio paradossale è Lucca, città seicentesca che potremmo definire “conclusa” per via del fatto che il centro storico delinea un complesso urbano chiuso e compatto entro il quale è difficile poter intraprendere un approccio infrastrutturale.
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Riccardo Ferraris |