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Siamo alle solite. Del modello italiano tutto si può dire tranne che abbia cambiato pelle. No c’è dubbio - lo abbiamo scritto altre volte - il sistema è inceppato. E se si volesse cercare di capirne qualcosa, l’unico consiglio che si possa dare è di non leggere molti giornali di casa nostra famosi ormai nel mondo per la loro poco attendibilità. Non ci si stupisca se, per obiettività, siamo tra Taiwan e il Cile. Bella soddisfazione! Orgogliosamente, però, siamo in classifica. Vorremmo consolarci vedendo ed ascoltando la voce del tubo catodico ma…se non si va per nuvole, ci si ricorda che siamo stati definiti un popolo ammalato di apatia. La causa? La risposta ce la fornisce, granitica, lo scrittore Vargas Llosa: “la televisione crea un mondo in cui uomini e donne sono trasformati in quel tipo di società in letargo che vogliono i dittatori…” Non è dunque una novità che
“lo spazio pubblico aperto dalla libertà diffusa ci esponga a fenomeni di manipolazione delle coscienze”. Insomma, la Tv ed i media in genere ci rende tutti quanti degli interlocutori passivi, incapaci di esprimere un giudizio. Ci pare trattarsi di un grave avvilimento del principio costituzionale che rimarca gli aspetti attivi della cittadinanza: “…tutti i cittadini…hanno diritto a concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Quindi, cittadini portatori di opinioni, uomini qualunqui, cittadini comuni considerati titolari del diritto di esprimere giudizi e proposte. Ciò,però, non trova riscontro nella quotidianità in quanto, esso (il cittadino) è chiamato ad esprimersi solo e solamente in situazioni ristrette quali, ad esempio, appuntamenti televisivi ed elettorali per esprimere “un consenso” richiesto da un capo.
In questo clima di lucida follia – a cui Erasmo da Rotterdam ha dedicato un elogio ‘’come l’unica cosa capace di prolungare la giovinezza e tenere lontano la molesta vecchiaia’’, - tutta italica, i partiti agiscono in assoluta libertà e tranquillità. Decidono sulle priorità che hanno attinenza alla riorganizzazione del partito ed alla sua sopravvivenza, sulla scelta delle coalizioni e spesso “approntano” una campagna acquisti caratterizzata da grida di mercato delle vacche, decidono apparentamenti, per soddisfare ambizioni fino al punto di fare appello alla parte meno nobile del Paese, alla organizzazioni mafiose e a quanti antepongono il trionfo di un’ideologia alla salvezza della Nazione. Fioriscono partitini inghirlandati da simboli floreali od ortaggi chimico-ecologici la cui somma di voti costituisce voce consistente per un risultato finale positivo e secondo ogni aspettativa. Quando, poi, il tutto s’è risolto, il potere conquistato, le poltrone divise secondo criteri cencelliani (intramontabile metodo collaudato dalla storia), le prebende acquisite, allora si ritorna al vecchio ritornello delle nuove battaglie elettorali e ad “usare” ancora una volta il cittadino come strumento di consenso, perché esso, ormai è diventato uno spettatore teleguidato sotto ipnosi, un fallito, un rifiuto della società della quale, invece, - e non se ne tiene conto - è il prodotto migliore e principe. Sono sempre i poteri forti, il numero dei componenti che detiene il potere a curare “brillantemente” i propri interessi in gioco e che spesso hanno portata planetaria.
Se poi, il bel Paese rimane diviso, non importa. Ne volete la conferma? Guardiamo la televisione, il mezzo che rispecchia la realtà del Paese. E poi ci dicono anche che l’attore è sempre il popolo perché c’è la democrazia. Ma così non è, perché laddove la democrazia costituisce momento di libertà entro i limiti dettati dalla legge e dal buonsenso, in quell’istante si dovrebbe avere la consapevolezza che ‘’il vero liberale crede che la libertà individuale sia, in tutti i campi, un valore importante ed un principio ineguagliabile di organizzazione sociale. Da questa convinzione nasce la repulsione per tutto ciò che riduce la nostra libertà e la diffidenza nei confronti del potere politico, da sempre il peggiore nemico delle libertà individuali…’’(J.Stuart Mill).
Ma, allora, siamo certi che viviamo in un’epoca di democrazia compiuta? Gli avvenimenti dei questi ultimi tempi (Tav, Ponte sullo Stretto di Messina, inceneritori, ed altre grandi opere faraoniche,etc., etc.) danno la netta sensazione che sia venuto meno il prevalere della legge della democrazia, cioè “la volontà della maggioranza e dell’interesse generale. E’ la sconfitta della politica, - come scrive argutamente Luigi La Spina su La Stampa - perché essa è quella che deve, prima, informare correttamente i cittadini e, poi, convincerli ad abbattere i pregiudizi e le ideologie con il confronto razionale delle prove scientifiche, dei bilanci tra costi e benefici, con lo studio di una equa compensazione per chi rischia di sopportare i maggiori danni senza poter godere dei maggiori vantaggi…’’ È, insomma, la solita Italia, una Nazione monca dove i cittadini subiscono vessazioni e stupri da un dirigismo esasperato, da una burocrazia mostruosa e da politica mercenaria che preferiamo definirla una vera meretrice. Abbiamo sognato – da semplici cittadini – una “Italia sempre “pulita” ma che diventa davvero – non sbagliava Salvemini - sempre più “scombinata’’. Forse oggi ci mancano anche le forze, causa apatia cronica, per rendersene conto, ma non è detto che un risveglio da questo letargo forzato non avvenga prima di quanto si possa credere. Da sinistra a destra i cittadini si attendono che venga alzata una bandiera bianca…perché, altrimenti, il rimedio lo troveranno loro, avendo acquisito, crediamo in quantità sufficiente, consapevolezza che sia giunto il momento di usare l’arma della lucidità…. E non sarà cosa da poco.
| Giovanni Venezia direttore de il pungolo.com |