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Che belli gli anni ’50! In effetti non ho avuto il piacere di vivere in quel periodo – sono nato verso la fine degli anni ’70 – ma ho scelto di scrivere questo articolo sul costume del nostro Paese di quegli anni per una sorta di invidia, una giustificata invidia che la realtà dei giorni nostri mi induce a provare per quel periodo di “boom economico”, di rinascita… insomma l’opposto di quanto stiamo vivendo in questi anni. Non voglio fare la cronologia degli eventi salienti di quel periodo, vorrei semplicemente far rivivere bei ricordi a chi in quegli anni c’era e ricondurre i più giovani attraverso un viaggio di costume. Ho provato a chiudere gli occhi e ad immaginare quello che la storia e i racconti di persone più mature mi hanno lasciato sugli anni ’50.
Per prima cosa ho pensato a uomini nelle stazioni ferroviarie che partivano dal Sud in cerca di fortuna nelle nostre zone, con le valige chiuse con le corde, la coppola, il dolore nel cuore per dover abbandonare la propria terra e tanta voglia di farcela; ho immaginato di seguire questa gente semplice, che molto spesso conosceva solo il proprio dialetto come lingua, lungo il viaggio, l’arrivo alla stazione, la tremenda differenza di clima e la forte sensazione di non appartenenza. Questa manodopera venuta dal Sud, spesso sottopagata, ha contribuito alla ripresa economica dell’intero Paese… la stessa gente che ha poi imparato ad amare la nebbia di Milano, che il maestro Carosone in una sua vecchia canzone definiva “acqua e annese” – acqua e anice – (avete mai lasciato cadere alcune gocce di anice in un bicchiere d’acqua? Quella è la nebbia!). Gli operai che col tempo si sono sistemati e sposati, avevano una casa e la sera andavano a vedere la televisione, nei bar o dagli amici più facoltosi, e poi col tempo l’hanno comprata loro stessi. Ho immaginato i padri di famiglia acquistare la Fiat 600 del ’55 o la mitica 500 del ’57, e i ragazzi con la gloriosa Lambretta raggiungere gli amici al bar ed usare i primi juke box per conquistare il cuore di qualche fanciulla con la musica in voga a quei tempi. Continuo ad immaginare le stesse persone andare in vacanza con la 600 ricolma di bagagli stipati ovunque e godersi le meritate ferie, ciò era considerato turismo di massa in quel periodo. Il mio pensiero va anche al grande Domenico Modugno che nel ’58 faceva sognare gli italiani a Sanremo con “Nel blu dipinto di blu”; come potrei non amare quell’epoca?
Certamente pochi anni prima era finita la Seconda Guerra Mondiale e la situazione non era delle migliori, eppure c’è stata la grande ripresa. Cosa avremo noi giovani da questi nostri anni in cui si è in un perenne stato di guerra, si vive col panico continuo di attacchi terroristici, i politici danno adito a più o meno pesanti satire di ogni genere e l’economia sembra sprofondare rovinosamente?
Confido nella nostra forza, nella speranza e nella voglia di cambiare, affinchè si possa vivere tutti dignitosamente. E se ciò fosse solo un sogno, bene… io credo nei sogni!

Modestino Tozzi