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Se c’è un movimento artistico che viene studiato mai singolarmente, ma in rapporto alla situazione storica e politica contemporanea, questo è il Futurismo, e le Avanguardie in genere.
Questo perché? Non tanto perché la situazione culturale è così “presente”da condizionarne l’arte, ma, a mio avviso, perché sono quegli artisti che vogliono modificare la concezione stessa d’arte. Vogliono fare polemica. Vogliono far sentire la loro voce non solo tra i gruppi artistici, ma vogliono cambiare la società.
Ma per capire il Futurismo, bisogna fare un breve salto nella Storia dell’arte. Nozioni per capire dove ci troviamo e di cosa stiamo parlando non devono risultare noiose, ma, anzi, devono incuriosire e dare sicurezza per poi potersi creare una propria interpretazione. Nel corso dell’Ottocento, la nascita prima della fotografia e poi della cinematografia, ha permesso la riproduzione della realtà con strumenti tecnici pressoché perfetti. Ciò ha decisamente tolto alla pittura uno dei suoi scopi ritenuti specifici: quello di riprodurre in immagini la realtà. Abbandonato il terreno della rappresentazione, e quindi del naturalismo, l’arte figurativa ha cominciato ad esplorare i vasti ed inediti territori della comunicazione.
In sostanza, l’arte moderna non ha più interesse a «rappresentare» la realtà. L’arte moderna usa le forme per «comunicare» pensieri, idee, emozioni, ricordi e quanto altro può risultare significativo. Pertanto, nell’approccio all’arte moderna, non bisogna mai porsi l’interrogativo, guardando un’opera d’arte, cosa essa rappresenti, ma cosa essa comunichi.
L’arte moderna, abbandonando il naturalismo, di fatto abbandona il linguaggio comunicativo più diffuso e popolare. E così è costretta, ogni volta, ad inventarsi un nuovo linguaggio. Con il rischio che i linguaggi nuovi non vengano sempre assimilati e compresi, producendo di fatto l’incomprensibilità del messaggio che l’artista voleva trasmettere.
E ciò produce un singolare paradosso: l’arte moderna vuole solo comunicare ma per far ciò sceglie spesso la strada dell’incomunicabilità.
Torniamo a noi…
Gli intellettuali delle cosiddette "avanguardie storiche del '900", che nascono proprio a inizio Novecento, hanno un atteggiamento sdegnoso e aristocratico nei confronti della realtà comune e dei valori classici e tradizionali. Ricercano l’originalità a tutti i costi, l’irrazionalismo inteso come esaltazione dell’ebbrezza di vivere momenti di fugace appagamento, l’esaltazione della tecnologia della società capitalistica. Questi motivi sono coerenti con il nuovo gusto di un pubblico avido di novità, che contesta i valori tradizionali, compreso il proprio presente che stanno vivendo.
Il Futurismo ha un gran merito: quello di aver esercitato un’azione di rottura nei confronti del provincialismo della cultura italiana e anche quello di aver fatto rientrare l'Italia dentro la cultura europea.
Il Futurismo s’impone come un’organizzazione culturale, politica, editoriale e artistica con un’ideologia che tende a diventare un «costume di vita». Il Futurismo è un’avanguardia storica di matrice totalmente italiana. Nato nel 1909, grazie al poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti, il Futurismo divenne in breve tempo il movimento artistico di maggior novità nel panorama culturale italiano. L’atto di nascita è rappresentato dalla pubblicazione del Manifesto.
Non parliamo quindi di un’arte a sé stante. Il Futurismo, e le avanguardie in generale, rappresentano per l’Europa un momento d’unione tra l’estetica intesa nella sua accezione più ampia e la società; la politica, i fermenti culturali, l’idea di un taglio con il passato per arrivare alla nascita della grand’Europa: sono tutti argomenti che interessano allo stesso tempo e allo stesso modo sia gli ambienti culturali, sia quelli politici, sia gli stessi intellettuali, che porteranno avanti le proprie idee attraverso l’espressione più alta e concreta dell’arte.
Marinetti rappresentò la figura più travolgente di un gruppo di scrittori e d’artisti che trovarono in Parigi il punto d’incontro delle loro esperienze, idee e inquietudini.
Atteggiamento comune ai futuristi è un esasperato vitalismo, che si traduce nel rifiuto della tradizione classica, dell’Illuminismo e del Romanticismo.
Ma quali sono i caratteri fondamentali di questo movimento?
L'appoggio dato ai movimenti nazionalistici e al fascismo ad esempio.
L'amore per la rissa e la violenza; l'atteggiamento spregiudicato e ultramodernista.
Il Manifesto è un testo diretto, non ci sono mezzi termini, non ci sono scuse. C’è solo voglia di cambiare, voglia di farsi sentire.
I futuristi vogliono liberare l’Italia dai musei. Concretamente e metaforicamente vogliono far dimenticare all’Italia il suo passato. I futuristi amano. Il pericolo, l’energia, la velocità.
Ma purtroppo amano anche la guerra.
Il Futurismo è il movimento dell’espressione del dinamismo del mondo moderno; vuole "cantare la civiltà della macchina", perché solo ad una velocità elevata si può avere una diversa percezione del paesaggio, si può attingere sensazioni nuove dal mondo della scienza e della tecnica.
Il Futurismo portò ad uno sconvolgimento delle forme espressive dell’arte, ma non seppe o non volle elaborare né un’adeguata poetica né un’ideologia rivoluzionaria. Negli anni successivi esso sviluppò solamente un atteggiamento nazionalistico: Marinetti divenne in Italia uno dei più importanti rappresentanti della cultura fascista.
Il fenomeno delle avanguardie si spense intorno agli anni ’30. La foga rinnovatrice aveva momentaneamente esaurito la sua carica rivoluzionaria. A questo momento di pausa artistica, corrispose, in quegli anni, l’affermazione, in campo politico, di regimi totalitari e reazionari, quali il fascismo in Italia e il nazismo in Germania, che si fecero fautori di un indirizzo artistico di stampo tradizionalistico e accademico.
Ciò che il Futurismo rifiutava era il concetto di un’arte élitaria e decadente, confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica. Proponeva invece un balzo in avanti, per esplorare il mondo del futuro, fatto di parametri quali la modernità, contro l’antico, la velocità, contro la stasi, la violenza, contro la quiete, e così via.
Il fenomeno del Futurismo ha quindi una spiegazione molto chiara: la cultura dell’Ottocento era stata troppo condizionata dai modelli storici. L’adesione al Futurismo coinvolse molte delle giovani leve di artisti, tra cui numerosi pittori, che crearono nel giro di pochi anni uno stile ben chiaro e preciso. Tra loro, il maggior protagonista fu Umberto Boccioni, al quale si affiancarono Giacomo Balla, Gino Severini, Luigi Russolo e Carlo Carrà.
Nel dopoguerra il carattere di virile forza di questo movimento, finì per farlo integrare nell’ideologia del fascismo, esaurendo così la sua spinta rinnovatrice, e finire paradossalmente assorbito negli schemi di una cultura ufficiale e reazionaria.
Ovviamente, grazie al suo carattere forte e di critica, uno dei tratti più tipici del Futurismo è proprio la grande produzione di manifesti. Attraverso questi scritti, gli artisti dichiaravano i propri obiettivi, e gli strumenti per ottenerli.
Uno dei principali fondamenti del Futurismo: l’intenzione di rappresentare non degli oggetti statici, ma degli oggetti in continuo movimento. E cercando soprattutto di rappresentarli dando l’idea del loro dinamismo. La sensazione dinamica doveva ricercarsi moltiplicando le immagini, scomponendole e ricomponendole secondo le direzioni del loro movimento.
Nei quadri Futuristi, la velocità si traduceva in linee di forza rette, che davano l’idea della scia che lasciava un oggetto che correva a grande velocità. Mentre, in altri quadri, soprattutto di Balla, la sensazione dinamica era ricercata come moltiplicazione d’immagini, messe in sequenza tra loro.
Il Futurismo quindi attribuisce all’artista una missione che non deve limitarsi alla pura sfera della specifica competenza artistica. L’artista saprà curare la sensibilità malata dei contemporanei, insegnando loro a non temere né la macchina, né la guerra, né la morte.
| Elisa Cataldi |