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Le Istituzioni Comunitarie (documento di Acrobat Reader)

È evidente che la cooperazione economica tra gli stati membri dell’Unione Europea può dirsi di successo, eppure è difficile rallegrarsene in momenti di continua crisi internazionale come quello che ora ci vede impegnati nello scontro con i paesi arabi. Il successo dell’UE nell’economia, la creazione di uno spazio comune a tutti i cittadini europei in cui muovere capitale, merci, servizi e in cui i cittadini stessi possono muoversi liberamente, è un successo enorme, soprattutto se si pensa alle relazioni tra gli stati europei 50 anni fa. Lo sviluppo della collaborazione è addirittura passato anche dal progetto di uniformare le legislazioni tributarie nonché la giustizia civile e le norme sui contratti. Non è facile apprezzare l’importanza di questo traguardo, a noi ventenni sembra che poter studiare liberamente in un qualsiasi paese europeo sia normale, e non ci si stupisce se un nostro amico trova lavoro in Francia, eppure tutto questo è frutto di un complesso sistema d’accordi che non è stato esente da forti critiche e opposizioni.
Rimane che oggi urge un’intesa ben più difficile da ottenere, la crisi in Iran oggi, quella in Iraq prima, il terrorismo dilagante e i baby kamikaze, premono sulla nostra incapacità di rispondere in modo deciso, influente, alle controversie e alle minacce internazionali. Se nel mercato cerchiamo di apparire come un blocco, nell’ONU ci comportiamo come se l’Unione Europea fosse ancora un progetto irrealizzato. Così ci vediamo costretti a subire le decisioni degli Stati Uniti che, giustamente o meno, reagiscono secondo i propri interessi. Non posso evitare di dire che la guerra in Iraq è per gran parte di responsabilità degli stati europei. L’impossibilità di un dialogo chiaro in Europa è stato come approvare l’atteggiamento americano: non si può pretendere che il mondo aspetti che ci si metta d’accordo tra di noi. Al tempo urgeva una risposta repentina, una presa di posizione decisa e l’azione convergente degli stati europei: noi abbiamo semplicemente scelto, come sempre, che l’America da sola avrebbe dovuto decidere il da farsi. E così purtroppo sarà per la crisi in Iran se le cose non cambiano.
Ho fede e speranza nel progetto europeo e mi servo dei benefici delle cooperazioni internazionali, so che ci arricchiscono e che l’Unione Europea è un futuro che dovremmo augurarci, ma ultimamente il mio ottimismo è messo a dura prova.

Sara Rizzon & Laura Lo Coco