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Sono circa 200 i giovani iraniani che hanno preso parte alla manifestazione anti-italiana che si è svolta sotto la nostra ambasciata a Teheran. Alcuni slogan sono piuttosto simili a quelli che sentiamo nelle manifestazioni di casa nostra: “morte all’America e a Isreale”. Roba a cui siamo abituati. Più fantasiosi quelli pensati ad hoc: il nostro paese è accusato di essere complice del grande complotto mondiale ordito dal sionismo. Anche la nostra “famiglia reale”, gli Agnelli, è parte di questa sporca combutta: avrebbero infatti consentito che Edoardo Agnelli, figlio dell’Avvocato, venisse assassinato dai giudaico-cristiani, che volevano impedire alla FIAT di passare nelle mani di un neo convertito all’Islam. Al suo posto si voleva favorire il ramo Elkann, talmente corrotto che un suo rampollo si è scoperto essere un tipaccio dedito a festini di indubbia immoralità. Queste sono le notizie che circolano a Teheran, diffuse dall’agenzia Fars, la stessa che sostiene che gli attentati di Londra, oltre ovviamente alle continue stragi in Irak, siano opera della stessa, insanguinata, mano sionista. Le prove? Come siete pignoli a perdervi in simili quisquilie.
Per avere un quadro ancor più completo del clima che si respira nella Repubblica islamica presieduta da Mahmoud Ahmadinejad, aggiungiamo che il giorno delle manifestazioni a Teheran, il nostro ambasciatore iraniano è stato convocato ben due volte, mentre il loro governo ha annunciato che sostituirà 40 ambasciatori, tra i quali quello di Roma e i due rappresentanti all’ONU, perché considerati troppo moderati.
Devo ammettere che non sono dispiaciuto delle tensioni tra l’Italia e il governo iraniano, visto il tipo di “politica estera” che Ahmadinejad ha dichiarato di perseguire. Occorreva una risposta forte, decisa, fatta anche di gesti simbolici, ma comunque non definitiva e irrimediabile: sinceramente sono sorpreso che per prima sia arrivata da noi, che storicamente siamo specialisti in “giri di valzer”, non certo nel ballare il rock ‘n’ roll. Il merito va quindi a Giuliano Ferrara, bravo nel pensare e organizzare la fiaccolata, bravissimo nell’evitare di trasformarla in rissa tra presenti e assenti. Lo dimostra la sua “Lettera a chi non ci sarà”, pubblicata su Il Foglio alla vigilia dell’evento. “Chi stasera non ci sarà è benvenuto la prossima volta. Nessun essere umano può essere escluso in linea di principio dal “no” corale alla distruzione di un popolo e di uno Stato sovrano […]” si legge; chi, pur potendo essere a Roma, eviterà di unirsi a Ferrara ha fornito spiegazioni, che sono legittime, ma non mi sembrano convincenti. Comunque, per una volta, la maggior parte della nostra classe dirigente ha messo da parte i pregiudizi per affrontare una grave minaccia. Si, perché va saputo con chiarezza: questo regime iraniano è pericolosissimo, e va affrontato fin da ora per prevenire drammi futuri.
I pericoli sono due. In primo luogo che il Medio Oriente continui ad essere un’area di grande instabilità e quindi di “guerra endemica”. Non scopro certo l’acqua calda scrivendo che la pacificazione passa dalla nascita dello Stato palestinese e dalla democratizzazione dell’Irak, come ormai ammettono molti oppositori della politica americana. L’Iran, e con esso tutte le forze terroristiche che operano nell’area, si oppone ad entrambe. Sissignore, molti lo ripetono inascoltati da anni: la nascita della Palestina era stata deliberata dall’ONU contemporaneamente a quella di Israele, ma è stata impedita dalle guerre sistematiche che i paese arabi hanno condotto contro Israele fin dal 1948.
Il secondo pericolo è quello di una guerra nucleare: l’amministrazione iraniana non nasconde lo scopo di dotarsi di un apparato missilistico di questo genere. Questa è la prospettiva, lo sappiamo, ne siamo spaventati e quindi…facciamo finta di nulla. Non basta il disgusto per Ahmadinejad, nemmeno se è a mezzo stampa. Occorre agire ora, con quanti più gesti forti e simbolici possibili. Occorrono più Ferrara, gente risoluta pronta a escludere l’Iran dall’ONU (d’altra parte, ha minacciato di distruzione un altro membro dell’Organizzazione), dalle grandi manifestazioni sportive, dalle relazioni economiche. Si deve fare terra bruciata intorno al regime, prima che il regime faccia terra bruciata a Gerusalemme o chissà dove.

Carlo Bonomi