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C’è qualcuno di voi che non lo ha visto? Mi riferisco al faccione biondotinto di Enzo Paolo, recluso nell’Isola dei Famosi, che supplicava la compagna di vita di farlo andare via da quell’inferno. Compagna di vita che, sia detto per inciso, non ha minimamente raccolto la sua richiesta di pietà ma lo ha invitato a proseguire stoicamente nella sua missione. Questa scena è rimbalzata sui media di tutt’Italia, con un gran seguito di polemiche e risate e sghignazzate varie.
Qualche giorno dopo, fermo il telecomando su Mediaset, e altro non vedo che dei simpatici ragazzotti che si apprestano a masticare, se non erro, occhi di bue bolliti, come da antica usanza masai.
E pensare che tutto è cominciato con un talk show, in cui la televisione, il medium, diventava uno spazio aperto (aperto al confronto, aperto perché visibile da molti) in cui discutere. Da questo siamo passati al reality: spiare delle persone che si comportano come pesci in un acquario non dispiace: siamo tutti un po’ guardoni e non dispiace proprio allungare l’occhio su malumori, i dissapori di persone sconosciute, osservarle con una lente d’ingrandimento e .. soprattutto... spettegolare.
Ma adesso ci si è evoluti, i protagonisti non sono più anonimi sconosciuti, ma anonimi Vip, anonime stelline che cercano smalto ( e ospitate e ingaggi) per la loro immagine. E anche il reality si è fatto più cattivo: se priva vedevamo Taricone mollemente adagiato su una sdraio, ora il nostro Sadismo Collettivo li fa sudare faticare soffrire. E più soffrono loro e più siamo contenti noi.
Ma oramai lo sanno anche i sassi: le sensazioni, le emozioni sbandierate con tanta forza sono di plastica, finte, posticce come il biondo del nostro Enzo Paolo. Ma a noi spettatori famelici non interessa in fondo il fatto che quello che vediamo sia vero o meno, solo chiediamo che quelle emozioni ci scrollino dalla sonnolenza che scende inevitabile.
E su questo vorrei fare una precisazione: io mi annoio. Mi annoio mortalmente mentre osservo i Vip di seconda classe tentare una penosa scalata alla popolarità . Non voglio fare la snob, dicendo che io vivo a pane & Pirandello né cercare le ragioni nascoste di questo successo di pubblico... solo invitare a credere che il cosiddetto “Grande Pubblico” possa apprezzare qualche cosa di più stimolante. Nell’attesa, forse, meglio un bel film.
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Elena Colombo |