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Italia è sinonimo di cultura. Indiscutibilmente. La storia ce lo conferma, ma il presente e il futuro? E’ difficile dare una risposta certa. La quantità di materia prima culturale è però tale da poter tener lontano le numerose Cassandre che si agitano intorno al presunto letto di morte della CULTURA. Certamente è finito il tempo delle vacche grasse sia dal punto di vista economico che dal punto di vista storico-sociale: forse questa è l’occasione spazio temporale idonea per una rinascita artistica. Troppi soldi hanno giustificato in campo artistico spese al di fuori di ogni logica di mercato, al punto che, a paragone, le lamentele sugli stipendi dei calciatori diventano risibili. La facilità con cui fino a poco tempo fa venivano erogati fondi hanno annullato ogni sforzo di ricerca e innovazione dell’offerta culturale. Le organizzazioni hanno puntato sempre sul medesimo genere di proposte coltivando il solito target di spettatori, senza curarsi di sviluppare nuove strategie e senza avvicinare nuovi gruppi di spettatori.
Il sistema legislativo ha consentito questa cristallizzazione delle proposte culturali, da cui forse è scevro il solo teatro di prosa sviluppatosi in Italia solo di recente e quindi escluso dai grandi finanziamenti e quindi storicamente ricco di idee ed iniziative volte alla propria sopravvivenza.
Sotto questo cristallo esiste un enorme miniera di iniziative che guardando serenamente alla nuova congiuntura economica e all’ormai evidente perdita della supremazia europea (è successo da 80 anni, ma in tanti fanno ancora finta di niente e rimangono fermi alle illusioni ottocentesche).
E’ qui tutto il presente e futuro radioso italiano. E’ tutto in mano ai giovani che sanno che è un momento durissimo, ma che hanno coraggio di fare, sfidare e rischiare e possono e vogliono crescere.
La materia prima umana e culturale è grandissima e come dice Goethe: “Non c’è futuro senza passato”. Il passato è ricco e lo sarà anche il futuro, con la pazienza e il coraggio di chi ricostruisce sulle basi di un patrimonio molto più ricco e variegato di quello che negli ultimi cinquant’anni si è voluto far apparire. Il futuro si gioca su tre campi: morale, storico ed organizzativo.
Morale perché solo nel campo culturale può e deve rinascere una nuova etica che allontani il desiderio eccessivo di ricchezza e potere materiale rivolgendolo ad una nuova sete di crescita interiore.
Storico nel riconoscimento di un periodo di decadenza quale quello del XX secolo da cui si può solo imparare se nasce il coraggio di guardarlo negli occhi senza fuggire.
Organizzativo perché è d’obbligo applicare nella cultura quelle strategie economiche e di mercato necessarie allo sviluppo armonico dell’offerta artistica che deve avere delle logiche economiche per evitare di diventare parassitismo. Finora in questo campo c’è stata troppa improvvisazione, basta un’idea apparentemente buona per giustificare qualsiasi esborso. Non è possibile.
Anche nella cultura è necessario fare i conti con il bilancio in modo da poter offrire delle iniziative economicamente sostenibili. Culturalmente abbiamo avuto un passato ricco e non potrà essere diversamente per il futuro. Ricordiamo sempre che la nostra Italia molto più di quanto che ci vogliono far credere e che l’erba delle altre nazioni non è certamente più verde della nostra.
Buon lavoro anche a te che hai letto questo articolo, la nostra cultura ha bisogno anche del tuo apporto!

Sandro Pignataro
Direttore artistico dell'orchestra Camerata del Laghi