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La 62^ edizione della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, conclusasi lo scorso 10 settembre, sarà ricordata come la più vigilata della sua storia. È stata, infatti, una manifestazione completamente blindata, a partire dalle transenne che hanno delimitato l’intero perimetro dell’area della kermesse, e dai diversi metal-detector, dislocati in ognuno dei cinque varchi d’accesso per il pubblico; senza contare l’incredibile dispiegamento di forze dell’ordine, per la sorveglianza dei luoghi definiti a rischio. A prescindere dall’effettiva utilità di queste imponenti misure di sicurezza, esse evidenziano con chiarezza il clima teso con cui lo spirito della Mostra ha dovuto fare i conti.
In una cerimonia finale -al solito- rigida e noiosa, la giuria ha espresso un verdetto assai sofferto: il presidente della giuria, Dante Ferretti, ha ammesso le difficoltà affrontate, imputandole alla presenza di troppi bei film in concorso. Tante buone produzioni, insomma, ma forse nessun capolavoro.
Il Leone d’oro è stato così conferito al film di Ang Lee, Brokeback Mountain, che racconta la storia di un amore impossibile fra due cowboys. Si tratta di una pellicola dalla struttura classica che ha dalla sua un’ottima regia, maestosi paesaggi e una tematica importante; certamente una buona opera, anche se, sotto il profilo cinematografico, ben poco innovativa.
Questa scelta prudente ha lasciato a bocca asciutta i sostenitori del divo Clooney, che ha firmato la regia di un film intelligente, equilibrato e formalmente impeccabile, che affronta il delicato tema della libertà di stampa, descrivendo la strenua lotta di un giornalista dalla schiena diritta contro il maccartismo. Ma Goodnight and goodluck, amatissimo dal pubblico e dalla critica, non è rimasto privo di riconoscimenti, vincendo il premio per la miglior sceneggiatura, nonché la Coppa Volpi per la straordinaria interpretazione di David Strathairn.
La Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile è stata, invece, assegnata alla nostra Giovanna Mezzogiorno, per il film di Cristina Comencini (La bestia nel cuore). Pur riconoscendo l’indubbia bravura della Mezzogiorno, tale scelta suscita qualche perplessità, soprattutto se si tiene conto della presenza in concorso di una maestra della recitazione quale Isabelle Huppert (Gabrielle). Tale perplessità è alimentata anche dal fatto che la giuria si è sentita in dovere di risarcire in qualche modo l’attrice francese, conferendole un Leone speciale per il complesso dell’opera. È difficile trovare una ragione valida per questa bizzarra decisione.
Tra i film italiani in concorso la pellicola più applaudita è stata senz’altro La bestia nel cuore della Comencini, opera ben scritta e recitata, che però non va oltre la linea mediana. Nel raccontare gli orrori rimossi di un’infanzia lacerata, il film non ha la forza di spingersi al fondo del crudo realismo, restando sempre entro i binari rassicuranti dell’ovvio e del prevedibile.
Una bella sorpresa è stata, invece, la proiezione del documentario satirico di Sabina Guzzanti, Viva Zapatero! Il film, un’indagine sulla censura e sulla libertà d’espressione, denuncia l’anomalia del sistema italiano, dove i limiti all’informazione sono sempre più stringenti. Il documentario ha conquistato, inaspettatamente, la ribalta, strappando ben dodici minuti di applausi. Ed anche se, di certo, non lo vedremo in tv, nostalgici della cara e vecchia satira consolatevi, perché Viva Zapatero! è, per lo meno, nelle sale cinematografiche!

Sara Rizzon