<< Articolo precedente

"Na tazzulella 'e cafè"… canta il partenopeo Pino Daniele. "Una tazzina di caffè"… quanto di più magico possa esistere per un napoletano doc… e non solo! Eppure nonostante la grande fama di bevitori di caffè, non siamo ai primissimi posti nelle classifiche mondiali per il consumo della tanto amata bevanda scura.
Ristretto, lungo, al vetro, macchiato, doppio, con panna, in tazza grande… ognuno ha il suo stile preferito, ma per il vero napoletano vige una regola inviolabile… quella delle "Tre C": C…..z come coce! Ovvero "caspita come scotta"! In sostanza secondo la tradizione il caffè andrebbe sorseggiato bollente e servito in una tazzina già riscaldata al punto di dover pronunciare la colorita esclamazione dialettale.
A pensarci bene mentre si gusta un buon caffè sarà capitato davvero a pochissime persone di interrogarsi sulle origini di tale bevanda. Magari questo articolo potrà soddisfare alcune vostre curiosità che non vi sono mai sorte al bar!
Nel 1615 il caffè giunse in Europa grazie al lavoro dei commercianti marittimi veneziani, e proprio a Venezia si diffuse soavemente, per la prima volta in Italia, l'aroma del caffè! Da Venezia c'è stata poi una diffusione enorme in tutta la penisola e negli altri Paesi europei.
L' esordio non fu comunque semplice! Addirittura un gruppo di fanatici cristiani chiese a Papa Clemente VIII di mettere al bando il caffè - ritenuta la "bevanda del diavolo" - e il Pontefice, dopo averla assaggiata, dichiarò che l'unico vero peccato sarebbe stato lasciare ai soli infedeli il piacere del caffè!
Chi di voi avesse visitato il Caffè Florian in Piazza San Marco a Venezia può vantarsi di esser stato nella più antica "Bottega del Caffè" d'Europa! Il consumo di caffè cominciò a prendere piede su vasta scala anche per le sue riconosciute caratteristiche benefiche. E dal 1683 in Italia e nel resto d'Europa iniziarono a sorgere numerosissime "Caffetterie" (chiamate anche "Caffè Storici"), luoghi in cui intellettuali e uomini dell'alta società si incontravano per bere caffè, discutere e concludere affari; posso citare ad esempio il "Caffè Greco" a Roma, il "Pedrocchi" a Padova o il "San Carlo" a Torino.
In buona sostanza dal 1700 in tutta Europa si beveva caffè! Questa squisita bevanda, che era stata persino utilizzata da Re Gustavo III di Svezia per fare un esperimento su due condannati a morte per testare la nocività del thè confrontata a quella del caffè, cominciò ad assumere un ruolo significativo nella società. Addirittura risale al 1716 la creazione del primo opuscoletto pubblicitario ad opera di un caffettiere… come dire… il business del caffè muoveva i primi passi!
Fortuna volle che soprattutto in Italia il caffè divenne qualcosa di importante anche nel suo aspetto simbolico (grande dimostrazione di amicizia e di amore). E ancora una volta la tradizione partenopea l'ha fatta da padrone; a Napoli, ad esempio, c'è l'abitudine di lasciare al bar un "caffè sospeso". Un Caffè sospeso??? In realtà è il caffè che gli avventori possono pagare, qualora lo volessero, per uno sconosciuto meno abbiente e desideroso di un caffè! E questo giusto per dimostrare il valore che viene dato a questo elisir venuto dall'Oriente.
Napoletano è stato anche il più grande cultore e amante della "tazzulella e cafè": lo straordinario Eduardo De Filippo; ricordo la scena in "Questi fantasmi" in cui Eduardo, dialogando col dirimpettaio, gli suggerisce di usare un "coppetiello" (un cono di carta cerata) da posare sul beccuccio della caffettiera per non disperdere l'aroma! Così come in un suo racconto descrive l'uso dell' "abbrustulaturo", ossia un sistema per tostare il caffè in casa (abitudine di molti napoletani che acquistavano il caffè in chicchi verdi per risparmiare ed effettuavano la tostatura in casa, con la brace, finché il caffè non assumeva il colore del "manto del monaco")… una vera poesia!
Ancora oggi, comunque, andare a bere un caffè può voler dire tantissime cose: fare una pausa, discutere di un problema, concludere un affare… insomma sembra quasi che la cara "tazzina" abbia conservato quel fascino e quel potere magico di avvicinare le persone, di far socializzare proprio come nelle antiche caffetterie settecentesche.
E per me è questo il punto fondamentale! Non sono un amante sfrenato del caffè, ma adoro le situazioni e l'atmosfera che si creano quando "si va a prendere un caffè"; c'è un'aria di intimità, di disponibilità ad aprirsi e di lealtà. Sono momenti in cui tutto è incredibilmente semplice… addirittura da apparire delle volte scontato! Se poi il bar è fatto nella maniera giusta, con gli odori autentici, l'arredamento appropriato e chi si trova dietro al bancone ci mette tutto l'amore per fare un ottimo caffè, come il mio amico Giacomo, la magia è una conseguenza naturale! E di maghi del caffè non ce ne sono tanti in giro!!!

Modestino Tozzi