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Dopo le stragi di Londra mi è capitato tra le mani il libro di Magdi Allam “Kamikaze made in Europe” pubblicato nel 2004: in un periodo di eventi che si susseguono, purtroppo velocissimi, il 2004 sembra già troppo lontano, ma in questo testo Magdi Allam è di una chiarezza e lucidità da tracciare una fotografia di quello che ci sta succedendo anche a distanza di un anno. Quello che sta accadendo è paradossalmente che oggi è l’Occidente a far paura al mondo arabo, perché è qui che si annidano le cellule attive del terrorismo islamico: l’11 Settembre è stato pensato e preparato in occidente da studenti occidentali che facevano parte della cosiddetta cellula di Amburgo, l’11 Marzo è stato realizzato con la partecipazione di gruppi terroristici interni alla Spagna e di appartenenza per lo più all’ETA, gli attacchi di Londra sono stati eseguiti da studenti universitari inglesi, giovani, colti ma terribilmente indottrinati. L’Occidente, e in particolare l’Europa, è diventato lentamente terra di esportazione di teorie fondamentaliste e di uomini-arma.
Ma perché dei giovani occidentali, seppur di origine araba, scelgono di uccidersi e così compiere dei brutali omicidi a danno della società che li ospita? Le risposte non possono che essere diverse e scoraggianti congetture sul trattamento degli immigrati nei nostri paesi. Per trattamento non intendo dire che questi vengano bistrattati o venga negata loro la stessa libertà che spetta a noi cittadini, quello che più probabilmente provoca una tragica crisi d’identità in questi soggetti è il fatto che ancora adesso il loro status di mussulmani è oggetto di razzismo e pregiudizi. La società in cui vivono fa fatica a distinguere ancora tra musulmano e terrorista, inoltre ci arrendiamo facilmente ai naturali fenomeni di autoghettizzazione che coinvolgono le nuove comunità musulmane nei nostri paesi. Ne vengono fuori due mondi: lo stato Europeo e la comunità interna musulmana. E poi, chi veramente diventa l’arma del terrorismo islamico sono quei soggetti magari di seconda generazione che si trovano a non avere né la patria nello stato della propria famiglia, né a far parte dello stato che ancora sentono ospite: si trovano così a scegliere se diventare eroi per un paese, o cittadini di seconda categoria per l’altro.
Oltre a questo aspetto per così dire psicologico, ad aiutare i terroristi ci sono anche le leggi dei nostri paesi. In nome della libertà di pensiero le nostre leggi penali non permettono di reagire ad una situazione tutt’altro che normale, ma che invece va sempre più a configurarsi come una situazione di crisi e emergenza: perché negli anni ’70, quelli del terrorismo interno, abbiamo avuto la lucidità di prendere provvedimenti estremi, e invece oggi, che per qualche motivo continuiamo a guardare al terrorismo islamico con la freddezza intellettuale di chi non ne è coinvolto, facciamo fatica anche solo a intensificare i controlli dei documenti?
Un’ultima domanda mi è venuta in mente guardando le immagini di Londra: ma qual è la posta in gioco? Per cosa i giovani terroristi uccidono e per cosa gli occidentali (anche loro piuttosto giovani, ma meno indottrinati) combattono in Iraq? Quello che è certo è che noi siamo le vittime del terrorismo e l’Iraq lo è della reazione degli stati occidentali (e non la chiamo solo americana perché l’azione degli Stati Uniti è stata ratificata con documento assolutamente valido dall’ONU), ma i veri destinatari di questa guerra sanguinaria sono gli stati arabi moderati, e a volte vogliamo dimenticarcene. Alcuni si arrischiano ad ammirare i giovani indottrinati e fanatici che si uccidono per punire gli infedeli (dimenticandosi di ammirare anche quei giovani americani, italiani ecc ecc, che cercano di non farsi uccidere - ma spesso non ce la fanno - per difendere la democrazia) ma il punto è che entrambi sono sfortunate marionette di interessi tutt’altro che nobili. Perché Bush è il cattivone perché pensa al petrolio, mentre gli sceicchi e gli ultra-miliardari che stanno perdendo il loro potere e i loro soldini a causa del crescente fascino che i paesi arabi subiscono della nostra cultura (imperfetta, ma più vicina ad una società libera di quanto non lo siano i paesi arabi), e che indottrinano giovani studenti, portandoli al suicidio e a rinnegare ciò che è più naturale e sano come l’amore per la propria vita, invece che essere temuti sono semplicemente guardati come lontane macchie nella fascinosa figura di quegli uomini che si sacrificano per i propri ideali??
| Laura Lo Coco |