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Lo scorso trenta luglio il decreto-legge Pisanu, recante “misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale” è stato convertito in legge ordinaria. Il Parlamento ha dato prova di grande maturità, reagendo prontamente, ed in modo unitario, alla minaccia terroristica che, in questi ultimi tempi, sconvolge l’Europa e l’Occidente.

L’introduzione, nel nostro ordinamento, di un pacchetto di norme che sembra aver raggiunto un contemperamento efficace tra due esigenze giustapposte - l’aumento della sicurezza da una parte, e il rispetto delle garanzie e delle libertà fondamentali dall’altra -, è stata salutata con vago ottimismo. Ciò nonostante, il disincanto, generato dalla consapevolezza della totale insufficienza di tali misure, regna sovrano. La battaglia al terrorismo, combattuta sul solo fronte della sicurezza, infatti, è persa in partenza, come dimostrano i tragici attentati di Londra: l’Inghilterra possiede un sistema di sicurezza evoluto e molto efficiente; qualsiasi sistemasi dimostra, del resto, irrimediabilmente vulnerabile ed inadeguato dinnanzi ad un fenomeno eccezionale e di dimensioni tanto vaste quale il terrorismo internazionale di matrice islamica.

Il nodo fondamentale da sciogliere, a livello politico, non sta certo nel tipo di strumenti o di tecniche approntati per la difesa della collettività. La risposta ad un’emergenza tanto complessa non può che essere diversa; essa va ricercata nel campo delle idee, del dialogo, della comprensione piena delle cause che hanno provocato l’insorgere di questo processo distruttivo. È una sfida difficile ed insidiosa, che dovremo, però, necessariamente combattere nel lungo -forse lunghissimo- periodo. Frattanto, il compito principale di ogni organizzazione, nazionale e sovranazionale, resta quello di garantire sicurezza e serenità ai propri membri, sacrificando ogni altro interesse che si ponga in contrasto con tali esigenze supreme della collettività.

Sara Rizzon