<< Articolo precedente

Sono sdegnato, afflitto, preoccupato e arrabbiato. Devo tutto questo al presidente del Senato, Marcello Pera. E all’edificante discorso da Lui pronunciato all’annuale meeting di Comunione e Liberazione. Cito alcuni passi dall’edizione telematica del Corsera. E vedo di spiegare perché si sono suscitate in me tutte queste reazioni.
«Fino a quanto si può relegare la religione nel privato, isolarla dalla politica, confinarla nella gabbia della soggettività?», si chiedeva Pera. Rispondo: fino a quando dobbiamo fare i conti con la religione nel pubblico, convivere con la sua ingombrante presenza nella politica, tenerla fuori da quel regno della soggettività che le è esclusivamente proprio? É Lei e non io, presidente, a capo di un’assemblea che vota contro il “piccolo divorzio”, per questioni di coscienza della maggior parte dei suoi rappresentanti. Ovvero per non scontentare Santa Madre Chiesa. É lei e non io, onorevole Pera, a presiedere uno dei rami di quel Parlamento che ha votato la legge 40, quella sulla fecondazione medicalmente assistita, così cara ai vescovi italiani che il loro capo si è speso pubblicamente nella campagna pro-astensione. E ancora ha il coraggio di fare domande di questo tipo?
«I relativisti scherzano col fuoco». Certo che scherziamo con il fuoco. Lo stesso fuoco che 400 anni fa ha arrostito Giordano Bruno. Non sto a ricordarLe chi l’abbia acceso né chi si sia scusato per averlo fatto. «C’è ancora chi crede che la democrazia sia la faccia istituzionale del relativismo morale». Nossignore. C’è chi crede, leggi il sottoscritto, che la democrazia sia la faccia istituzionale della scienza moderna. La cui filosofia Lei ha insegnato per anni. «Una democrazia relativista è vuota, ci fa perdere identità collettiva e ci priva di qualunque senso obiettivo del bene». Una democrazia che professi i valori di una religione, qualunque sia, non è una democrazia. É qualcosa di più simile all’Iran. All’Unione Sovietica, esempio che dovrebbe risultarLe più chiaro. E prima di avere un senso obiettivo del bene, dovremmo cercare di avere un senso obiettivo di quello che diciamo. Sorvoliamo sulla proposta di «togliere qualche agio ai relativisti» così da far cambiare loro idea. Perché non deve interessarLe quanto guadagno al mese. E per quanto riguarda lo schiaffo del referendum: accettiamo la volontà popolare. E prenotiamo un biglietto aereo per qualunque capitale europea. Dove la procreazione medicamente assistita è concessa senza le limitazioni ecclesiastiche.
«In Europa si perde il senso religioso dei nostri costumi e della nostra tradizione e si impedisce l’esibizione pubblica di simboli di identità religiosa». Primo: e allora? Secondo: qual è la religione professata in Europa? Non risponda il Cristianesimo. Almeno per rispetto di tutti coloro che sono morti durante le guerre di religione o arrostiti sul rogo come eretici. «In Europa rinasce l’antisemitismo e sono più le critiche allo stato di Israele che gli atteggiamenti di comprensione». Posto che si tratta di una rinascita che mi inquieta, Le faccio notare che tra i significati di antisemitismo non rientra quello di ‘critico nei confronti della politica di Israele’ e che l’essere ebreo non rende immuni dal commettere errori.
«In Europa si diffonde l’idea relativistica che tutte le culture hanno la stessa dignità etica». Intanto Le faccio notare come sia un peccato che questo non accada anche in Italia. Anche se non sono d’accordo, dacché sono relativista, ma ho la presunzione di non considerarmi stupido, Le chiedo: come stila questa sua personale classifica?
«In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all’immigrazione incontrollata e si diventa “meticci”». Un discorso sulla purezza della razza lo accetto se pronunciato da un allevatore di cani. Non dalla seconda carica dello Stato. Perché l’ultima volta che si sono sentiti nella vecchia Europa discorsi di questo tono, sei milioni di ebrei ci hanno rimesso la vita. E chiede a noi rispetto per Israele?
«Dobbiamo difendere l’Occidente perché le nostre libertà e democrazia non sono questioni locali, ma riguardano l’essenza della natura umana. Dobbiamo accettare la sfida e fare la nostra parte». D’accordo sulla necessità di difenderci, per niente sui motivi addotti. E concludo ricordandoLe che difendere l’Occidente significa difendere la possibilità che Lei pronunci in pubblico discorsi come questo e che un giovane scriba prenda carta e penna e Le risponda. Non trova?

Riccardo Saporiti