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La libertà, quest’oscura ed infingarda consorte che ci segue e ci perseguita dalla notte dei tempi, tormentando gli uomini, siano essi sommi letterati o stolti ruba galline, è così sottilmente indefinibile da scivolare a volte nel paradosso. Come spesso capita quando ci si riferisce a particolari elementi non tangibili, essa diventa importante, per non dire assolutamente vitale, proprio nel momento in cui ne viene palesata l’assenza. Anzi: lo stesso concetto di “libertà” diventa un pilastro fondante della razza umana durante la rivoluzione francese, quando cioè gli uomini si resero conto che c’era qualcosa di strano nel rapporto che legava il re e sudditi ed in ciò che veniva concesso all’uno e agli altri, e lo misero in discussione. La libertà dunque, o meglio “liberté, égalité, fraternità” in un sinolo indissolubile, divenne un simbolo di tutto un insieme di idee, situazioni e pensieri che iniziarono a condizionare l’uomo come quell’anelito verso cui tendere per dare un senso alla propria vita. Ma gli illuministi che diedero i natali alla rivoluzione francese erano fin troppo abituati ad idealizzare il tutto: la libertà ebbe altrove modo di incarnarsi nel mondo e di passeggiare tra gli uomini contaminata dalle loro pulsioni e dai loro compromessi. A dire il vero sono ben maggiori i casi in cui si parlava di libertà piuttosto di quelli in cui si parlava di Libertà. Sottigliezze, lo ammetto, ma la letteratura, l’arte e la poesia vivono più di semitoni che di chiaroscuri nettamente recisi.
Tra tutte le libertà incarnate, forse quella che trova più esemplificazioni è certamente quella rappresentata dal momento catartico in cui l’eroe, per tener fede ai propri ideali, accetta la morte. Libertà, vita, morte: questo è il triangolo essenziale che percorre tutta la letteratura da Omero al romanticismo passando per Dante. In questo triangolo, tenendo come punto fermo la libertà, i poeti e gli eroi si dispongono ora verso il lato della morte (soprattutto i nobili eroi), ora verso quello della vita (soprattutto gli uomini con l’odore di terra tra i vestiti). Non c’è da sorprendersi, quindi, che il prode Ettore sia più interessato alla libertà della moglie che alla propria vita, tanto da voler morire piuttosto che saperla schiava, né che il Catone dantesco si suicidi stoicamente ad Ustica pur di non vivere sotto un tiranno: la libertà è un concetto sociale che ha peso ed importanza solo rapportato alla collettività. Ettore potrebbe scappare, evitare duelli mortali e morte in battaglia in cambio di un’esistenza da schiavo o, peggio ancora, da fuggiasco disonorato; Catone poteva rifugiarsi in esilio o contare sul sostegno senatorio, ma non lo fece: non lo fecero poiché la salvezza individuale a nulla giovava se la collettività nella quale i due vivevano avesse collassato nella schiavitù. Meglio morire allora, e diventare dei martiri della libertà.
Ben diversa è la libertà vista da coloro che si dispongono sull’altro lato del triangolo: sono eroi, personaggi, persone che accolgono un’idea più viscerale di libertà, privata, in cui tutto si relazione con la sfera dell’agire e del possedere personale. Per loro, gente come i contadini delle novelle di Verga o come i soldati italiani del Manzoni, la libertà è in primo luogo l’occasione per sovvertire l’ordine corrente ed ottenere una vita più equa, soprattutto a livello economico e giuridico. La morte non ha quindi molto valore, o meglio, la propria morte non è vista come una valida alternativa alla libertà qual’ora essa venga meno.
Concludendo, non si vuole affermare che la libertà, quando smette di esistere solo come concetto e forzatamente si lega all’agire umano, vada a scivolare sul lato giusto o sbagliato di quel triangolo a cui si accennava prima: entrambe le possibilità non sono scevre di meriti, così come non sono neppure immuni da biasimi. Sicuramente se non ci fossero state persone disposte a sacrificare la propria vita per in nome della libertà, e poeti che li cantarono, essa non avrebbe ottenuto quell’aurea di grande valore che la circonda. Ugualmente, però, se non ci fossero state persone disposte a perseguire la ricerca di una libertà che significasse trattamenti equi, uguaglianza di fronte alla legge, massime possibilità per tutti, ora il mondo sarebbe diviso in modo manicheo tra fortunati e sfortunati di nascita.

Alessandro Di Tommaso