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Il termine viaggio racchiude in sé un concetto multiforme, che può assumere sfaccettature diversissime, e può essere utile a illuminare aspetti contrapposti dell’esistenza.
Nel termine viaggio è ineliminabile la componente dello spostamento, del mutamento, della trasformazione. È dunque possibile affermare che il viaggio, metaforicamente inteso, è la condizione tipica dell’esistenza, giacché è esperienza elementare e condivisa che nulla resta immobile ed uguale a se stesso in eterno, bensì tutto subisce le ingiurie del tempo, ogni cosa muta e si trasforma, ed esiste soltanto entro un tempo delimitato. La staticità, dunque, è un valore puramente relativo, poiché la condizione eterna dell’essere è, come abbiamo visto, il mutamento, mentre l’immobilità è inesistente, o meglio: è un concetto equipollente a quello dell’assenza di vita.
Tutto ciò che concerne l’esistente, quindi è viaggio; partendo da tale presupposto, occorre gettar luce su due diverse dimensioni entro le quali è possibile viaggiare.
L’aspetto più comune ed evidente del viaggio è quello materiale: il viaggio, inteso in questo senso, è esperienza di vita, acquisizione di conoscenza, scoperta della realtà circostante, di ciò che è altro rispetto a noi. Il viaggio come esperienza sollecita i nostri sensi e la nostra mente, ponendoci a confronto con persone, ambienti, situazioni sconosciuti e sempre nuovi. Solo attraverso tali esperienze noi abbiamo la precisa percezione di noi stessi: solo il confronto con ciò che è diverso da noi è in grado di rivelarci veramente chi noi siamo, e quale sia il nostro posto nel mondo.
Il nostro cammino d’esperienza è un percorso di formazione, poiché è attraverso il dialogo con l’altro (altre lingue, culture, tradizioni...) che noi costruiamo la nostra individualità in modo consapevole della realtà circostante.
Questa dimensione del viaggio va costantemente coltivata, ma, per imparare a viaggiare veramente, per accumulare seriamente esperienze, occorre essere aperti, affinché il confronto non si tramuti in scontro. L’incontro con la diversità - esperienza quanto mai frequente ed in inarrestabile sviluppo, in questo secondo millennio - è un momento fondamentale per la crescita di noi tutti, ma è anche una condizione precaria e ardua, giacché fa sorgere interrogativi e dubbi che prima, nel caldo brodo rassicurante del proprio essere, nemmeno si aveva l’ardore di immaginare. L’unica via per superare la difformità di posizioni in modo costruttivo e proficuo è mettersi in discussione: ciò può anche voler dire relativizzare certezze e verità che prima credevamo essere assolute.
L’esperto viaggiatore imparerà, dunque, a conoscere tutto ciò che è diverso da sé, a non temerlo più, e a rispettarlo, ma, una volta rientrato a casa, quando le tenebre avranno gettato un’ombra sul mondo esterno, dovrà fare i conti con un’altra dimensione: se stesso e la propria coscienza, ed un altro viaggio da compiere.
Si tratta di un viaggio ben più difficile ed assai più impegnativo rispetto al precedente, per via della totale assenza di limiti, percorsi tracciati e confini, dato che nei meandri più remoti della coscienza tutto è possibile.
Questo mare di infinite prospettive può terrorizzare chi si sente a proprio agio solo sulla terra ferma, o sfiorando appena la superficie dell’acqua. Tanto maggiori sono le difficoltà, del resto, tanto più incredibili sono le potenzialità connesse a questo tipo di viaggio - ammesso che si sia disposti a compierlo, e ad immergersi nel magma inesplorato e multiforme della psiche - dato che l’immaginazione e l’irrazionalità si spingono sempre oltre i traguardi della scienza, spesso giungendo a predire ciò che in seguito avverrà.
Invero, la vita altro non è che una continua interazione tra queste due opposte dimensioni. Saper vivere significa ricercare un equilibrio tra queste due dimensioni dell’esistenza: significa, cioè, saper viaggiare.
Se il viaggio-esperienza, infatti, ci insegna a vivere nel mondo, a conoscere le leggi della natura e le regole del vivere civile, nel rispetto della diversità, attraverso il viaggio-esplorazione interiore ci è consentito andare oltre la superficie, ed instaurare un dialogo con noi stessi, con le parti più recondite, contraddittorie ed inesplorate della propria persona.
In questo modo, costretti a destreggiarci con paure, pulsioni e dissidi che si agitano dentro di noi, impariamo a rispettare le nostre esigenze, e a non farci travolgere dalle pressioni e dai condizionamenti, morali e sociali, provenienti dall’esterno, per diventare individui pieni e realizzati, non semplici marionette manovrate da mani altrui.

Sara Rizzon