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«Alla natura si comanda soltanto ubbidendole». Lo scriveva Francesco Bacone quasi quattrocento anni fa. E tanto basterebbe per chiudere qualunque discorso relativo alle calamità naturali e all’impotenza umana di fronte ad esse. Soprattutto perché arriva da chi ha sostenuto che «sapere è potere» e fra i primi ha intravisto le potenzialità di intervento umano sulla natura aperte dalla scienza e dalle sue applicazioni tecnologiche. Ripetiamolo, nel 1620.
Abbiamo ancora negli occhi le immagini dell’onda anomala che sei mesi fa ha sconvolto il sud-est asiatico. Certo una delle peggiori calamità naturali della storia. Ma sono infiniti i casi di terremoti, inondazioni, frane che si potrebbero ricordare. C’è in tutti un denominatore comune. Si tratta di eventi distruttivi, di fronte ai quali l’uomo nulla ha potuto. In situazioni come queste, poco o niente è concesso. Difficilmente si tratta di eventi prevedibili. Ma quand’anche lo fossero, l’unica azione possibile per l’uomo sarebbe quella di limitare i danni. Ad esempio, evacuando le coste dello Sri Lanka. Sperando di aver fatto i conti giusti e che sia sufficiente allontanarsi di duemila metri dal litorale. O cose del genere.
É bene ricordarlo sempre. Siamo esseri finiti, fallibili, al di là di ogni perfezione. Non si tratta di pessimismo, nichilismo o come altrimenti vogliamo chiamarlo. Né d’altro canto del riconoscimento che siamo nelle mani di Dio, della sua volontà e in balia della sua onnipotenza. Semplicemente credo sia scritto nelle cose. É frustrante, soprattutto di fronte ai tentativi umani di comandare la natura, di intervenire su di essa modificandola. Ma, accidenti, è così. Questo nonostante quella che Lakatos ha definito l’origine teologica degli standard scientifici. Ovvero la pretesa che le teorie della scienza riuscissero a cogliere la verità delle cose. Ma soprattutto che si trattasse, al di là di certezza e indubitabilità, di verità ultime, definitive, non passibili di successive modifiche. La storia della scienza sta a dimostrare il contrario. Tolomeo, Newton, Einstein. Il sole ruota intorno alla terra, la terra gira intorno al sole, non c’è differenza tra le due posizioni, soltanto la seconda rende i calcoli più semplici. Altro esempio: la luce ha una natura corpuscolare o elettromagnetica? Per certi aspetti l’una, per diversi l’altra. Detto altrimenti, la scienza non è che un tentativo di spiegare la realtà. Come tale, spesso in errore. Ed essendo viatico a ogni intervento umano sulla natura, si capisce bene la nostra impotenza di fronte ad essa.
Da qui una riflessione. La fisica è epistemologicamente più solida della medicina, soprattutto per quanto riguarda i settori più recenti di quest’ultima. Posto che nel primo caso siamo in una situazione di impotenza di fronte alla natura, regge ancora l’accusa di delirio di onnipotenza mossa ai fautori alla fecondazione medicalmente assistita?
| Riccardo Saporiti |