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Gli Stati Uniti detengono il record di prima colonia europea ad aver raggiunto l’indipendenza. Non si tratta di un semplice dato statistico: questo evento storico è sintomatico di ciò che accomuna e di ciò che divide le due sponde atlantiche. La guerra d’Indipendenza americana scoppiò 13 anni prima della rivoluzione francese, perseguì un progetto con coerenza e determinazione e riuscì a portarlo a compimento proprio mentre la Francia si trasformava in una polveriera. La voglia di libertà, autogoverno e autodeterminazione era in America più matura e radicata nella società di quanto lo fosse in Europa. Ma questo fu possibile perché gli Stati Uniti erano la più “europea” delle colonie. Prima di tutto era una colonia inglese: già nel secolo precedente, oltremanica si erano combattute sanguinose guerre civili per l’affermazione di quei principi che i 13 stati rivendicavano. In secondo luogo, i coloni europei in Nord America erano rimasti ben divisi dalla popolazione locale, quindi ognuno aveva mantenuto intatta la propria cultura. Questo perché gli Indiani erano numericamente scarsi (già a fine ‘700 i bianchi erano tre volte i pellerossa), erano frammentati in tante tribù quasi esclusivamente nomadi: quindi gli Europei non trovarono “stati” o “imperi” come in India o in America latina. Gli Europei attraversavano l’oceano per sfuggire all’assolutismo o per cercare fortuna, confidando in Dio e nelle proprie doti, come Lutero e Calvino avevano insegnato loro. Giunti di là non trovavano nessuno che potesse modificare, o anche solo influenzare, le loro convinzioni.
Una differenza che la guerra al terrorismo e la presidenza Bush hanno enfatizzato è il rapporto con la “religiosità”. Agli occhi del Vecchio Continente i cugini appaiono degli idealisti bigotti, mentre per loro potremmo essere degli scettici relativisti. Detto con franchezza, il problema è la Chiesa di Roma, cioè la presenza in Europa di un’organizzazione politica, economica e sociale che rappresenta la principale religione del continente. La nascita dello stato moderno ha sollevato un conflitto tra questo e la Chiesa. Due sono state le tappe più importanti della lotta: la Riforma protestante e la Rivoluzione francese. Nel 1870 lo stato ha ottenuto la definitiva vittoria, almeno sul piano politico: il 20 settembre di quell’anno l’Esercito italiano cancellò per sempre lo Stato Pontificio dalla storia, senza che nessun paese cattolico si scomodasse per impedirlo. A quel punto però la contesa si è spostata sul piano ideologico-culturale, e come si vede oggi siamo ben lontani dalla conclusione. Gli Stati Uniti non hanno mai dovuto scontrarsi con un papa per affermare la propria indipendenza, non hanno mai avuto una “chiesa” proprietaria di province, grazie alle quali grosse fette del reddito nazionale americano finivano alla chiesa stessa. Non c’è stato bisogno di nessun conflitto, né politico né ideologico. Noi, che ci sentiamo in guerra continua, davanti ad una legge di argomento “etico”, ci domandiamo se giovi o meno al Vaticano. Loro si domandano semplicemente se giovi o meno agli Americani.
Una seconda vistosa differenza riguarda la struttura istituzionale. Lo stato europeo nasce assoluto: cioè per volontà di un sovrano, che impone la propria forza e autorità ai nobili, che rappresentano il potere locale. È celebre, oltre che indicativo, il caso del più assoluto di tutti i re, Luigi XIV, che costruì Versailles e ci chiuse dentro i nobili di Francia perché, tra balli e orge, si dimenticassero di infastidirlo. Come ci insegna un altro, e più simpatico, Francese famoso, Alexis de Tocqueville, la democrazia americana nasce nelle città, si sviluppa nelle contee e arriva fino agli stati. Ho semplificato, ma il concetto rimane: la società delle colonie nasce localista, il suo DNA è senza dubbio federale. Ci vollero 13 anni dalla proclamazione dell’Indipendenza perché i Padri della Patria si decidessero ad elargire un minimo di potere al governo federale. 70 anni più tardi (siamo nel dicembre 1860) la Carolina Meridionale scrisse una letterina a Washington in cui spiegava che la Costituzione era un contratto stipulato tra gli stati e il governo centrale (che avevano pari dignità), che i termini del contratto erano venuti meno e che quindi era loro diritto considerarlo nullo. Il Mercury di Charleston poté titolare trionfante: “Union is dissolved!”. Solo 4 anni di guerra civile eliminarono questo contrattualismo estremo.
Veniamo alle similitudini. Ve ne sono due più importanti di altre, perché costituiscono pilastri della civiltà occidentale. La prima è l’estrema rilevanza che si attribuisce all’individuo. È per affermarne i diritti universali e naturali che si combattono le due grandi Rivoluzioni di fine ‘700; pur con tutte le differenze, la nostra storia parallela agli USA comincia qui. Come ho già sottolineato parlando degli Inglesi, non è in questo momento che l’individuo rivendica se stesso davanti alla società: ma la fine del ‘700 è il momento in cui in l’Occidente esplode questa forza dirompente. L’affermazione dell’individuo non darà esiti uguali ovunque: in termini economici, avremo più stato sociale o liberale a seconda dei luoghi e dei tempi. Ma il principio resterà uguale.
Il secondo pilastro occidentale è la mentalità scientifica. Nata nell’Europa continentale, ha trovato in Inghilterra prima e in America dopo i luoghi dove più è stata “applicata” per la produzione di nuove tecnologie. Ancora una volta risultati diversi nel tempo e nello spazio, ma principio primo identico.
| Carlo Bonomi |