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Nel tramonto del medioevo la società si mutò drasticamente, portando in auge nuovi ceti sociali, nuovi poteri economici, nuovi istituti politici e aprendosi alla riscoperta dell'uomo con il Rinascimento. La produzione letteraria fu duplicemente interessata a questi cambiamenti: da una parte gli scrittori si sdoganarono dalla dipendenza ecclesiastica, che in passato era la quasi unica fornitrice di scrittori, dall'altra entrano nelle opere di quel periodo i nuovi aspetti della società.
A partire dal xiii secolo, ma con un'accelerazione nel successivo, sulla scena europea irrompe la nuova figura economica del commerciante. Si tratta principalmente di un imprenditore laico, digiuno quindi di testi sacri e di latino, esperto di questioni profane ed economiche, ma non per questo privo di interessi letterari. Abolite le letture religiose e le poesie, quello che cerca il commerciante medioevale sono soprattutto letture di svago, d'intrattenimento, soprattutto in prosa. Quasi a rispondere a queste esigenze, sembra essere nato dal ceto mercantile colui che più di ogni altro portò un serio stravolgimento nei canoni letterari medioevali.
Boccaccio, figlio di mercanti, formatosi nelle migliori scuole laiche, non fu il primo prosatore italiano né il primo prosatore europeo, ma fu colui che diede al romanzo la dignità che fino a quel momento era solo della poesia. Così il Decameron divenne la base di molte opere letterarie italiane ed europee del ‘400-‘500, ed ancora considerato come modello di prosa elevata fino a tutto l'Ottocento. Benché la sua novellistica nasca nella novellistica breve precedente e getti le fondamenta nella novellistica dei secoli successivi, Boccaccio, comunque un poeta del xiv secolo, si pone a culmine di una tradizione anteriore, riassorbendone i generi letterari della narrativa breve, e proiettandoli con una nuova luce nel futuro. Infatti, prima di lui, raccontare era un'attività inferiore, soprattutto se ciò avveniva in prosa, poiché la narratio brevis , quella dei racconti e dei romanzi, era raramente verisimile e come unico scopo non aveva solo il movere ma soprattutto il delectare . Le precedenti espressioni letterarie destinate al racconto provenivano soprattutto dalla Francia e dall'ambito della lingua d'oil, ma si trattavano comunque di racconti in versi. Per quanto concerne la prosa, invece, antecedenti interessanti alle esperienze di Boccaccio, anche perché vennero riprese ed in un certo senso ribaltate, sono quelli del genere della legenda , cioè delle “cose da leggere”, che ha principalmente un carattere agiografico ed edificante, di chiara impronta cristiana. Si capisce quindi come solo con l'avvento alla ribalta di un ceto socio-economico più liberale nei costumi e meno interessato alla ferrea etica religiosa, gli atteggiamenti libertini che animano alcune delle pagine più esilaranti del Decameron potessero venir apprezzati e divulgati.
Per capire ancora meglio l'importanza dell'opera boccacciana, consideriamo chi sono i maggiori animatori del suo romanzo. Già dalla prima novella, la celeberrima santificazione di Ser Cepparello da Prato, il lettore si trova immerso in un mondo di mercanti, usurai, bestemmiatori, sodomiti e non so quale altro genere di peccatori: un mondo, quindi, equamente lontano sia dalle rappresentazioni sacre che la Chiesa propinava nelle grandi occasioni, sia dalle goliardiche quanto stereotipate osterie con vino dadi e donne, ma soprattutto un mondo estremamente reale e realistico (così reale e realistico che ancora oggi, seguendo le indicazioni che Boccaccio ci da della toponomastica di molte città, si potrebbe girare tra i vicoli più malfamati senza perdersi). Attraverso il Decameron entrano nel mondo delle lettere sia nuovi esponenti della società medioevale, estremamente interessati a vedersi rappresentati nella letteratura, sia un mondo finalmente realistico, quando non addirittura reale, che non esita a descrivere pregi e difetti, assurdità e macabre realtà. Gli esempi di nobiltà d'animo tuttavia non mancano, ma essi brillano come cammei su uno sfondo di malcostume generale e latente.
Nelle pagine di questo testo i mercanti che volevano trovare esaltata la propria figura come quella di un abile uomo d'affari la trovavano, gli amanti che volevano storie d'amore le trovavano, i predicatori che cercavano esempi di virtù li trovavano, i goliardi che cercavano novelle divertenti avevano a disposizione personaggi esilaranti come Bruno, Buffalmacco e Calandrino: sembra che nel Decameron l'autore abbia raccolto tutto il suo tempo, ma lo abbia fatto con una perizia tale che, seppure il mosaico appaia rapsodico quando preso nelle sue singole parti, da una visione d'insieme la trama si dispone su un disegno generale ove si intravede la provvidenza divina. Se dal testo di Boccaccio trapeli tutta la società a lui contemporanea non è dato saperlo, quello che è certo è che mai, prima di allora, furono fatti tanti squarci nel velo che la “repubblica delle lettere” voleva calare sul mondo reale.