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Iniziamo con una collocazione cronologica. Partenza un po' "pesante". Ma indispensabile per capire di che cosa stiamo parlando e dove ci troviamo. La società europea in generale è investita nel 1400 da una fioritura economica e da situazioni politiche che vanno verso una più stabilità. Le varie nazioni iniziano a stringere legami tra loro. Da qui nasce e prende avvio il Rinascimento.
Un po' di nozionistica: il termine "Rinascimento" e l'immagine ideale del periodo che esso definisce è un portato della storiografia ottocentesca. Inquadra, a grandi linee, il periodo che va dagli ultimi decenni del 1300 al secondo ventennio del 1500. Ma prendete pure questa periodizzazione in maniera molto flessibile. Questa fase, vissuta come un'età nuova, è in numerosi suoi aspetti collegata alla cultura umanistica trecentesca.
Essa si configura, perciò, come rapida maturazione di un nuovo modo di pensare il mondo e se stessi (già nato in ambito letterario nel 1300 con Petrarca), ma giunto ora a incidere sulle arti figurative e infine sulla mentalità corrente.
I temi significativi:
1) un nuovo rapporto di consapevole discendenza si stabilisce con il mondo antico; il termine stesso di "rinascita" implica l'idea di un risveglio tanto dello spirito, quanto delle forme dell'età classica in un'ottica autonoma e laica.
2) il sapere: conoscenza non più solo teorica e contemplazione della verità, ma osservazione con sbocchi pratici. Scienza e tecnica permettono dunque di conoscere la natura e di modificarla a seconda delle esperienze umane.
3) l'uomo: un uomo che si rapporta in modo assai diverso con ciò che lo circonda, con la natura, gli uomini, con Dio. C'è una visione più che positiva dell'essere umano. Egli ha potere sulle cose facendole diventare espressione della sua stessa pienezza.
Il Rinascimento è, quindi, collegato al passato. Al mondo classico così come all'Umanesimo perché la riscoperta della classicità greco-latina assume ora forme assolutamente originali, assai più perfezionate di quelle umanistiche.
Dal punto di vista geografico i fermenti di novità rinascimentale si concentrano in due aree geografiche precise: la Toscana e le Fiandre.
In Toscana si sviluppò quell'arte che noi oggi definiamo "rinascimentale". Nelle Fiandre (Belgio e Olanda attuali) si sviluppò, negli stessi anni, un'arte che oggi chiamiamo "fiamminga"; anch'essa destinata a conoscere un'ampia fortuna e ad influenzare profondamente il resto dell'arte europea successiva.
Nel corso del 1400 sarà sempre più l'arte italiana rinascimentale a diffondersi in Europa e alla fine del secolo, sarà proprio il Rinascimento ad imporsi come nuovo linguaggio artistico europeo.
Le differenze tra arte rinascimentale e fiamminga sono molte: mentre la prima rivoluzionò un po' tutti i campi (architettura, pittura, scultura), le novità dell'arte fiamminga riguardarono esclusivamente la pittura. Ma restringiamo per un momento il campo. Molteplici sono stati i protagonisti dell'arte fiamminga. Tra loro il più noto è sicuramente Jan Van Eyck. Insieme alla rinascita italiana è l'altro grande punto di riferimento culturale per l'Europa del tempo. Posizione geografica favorevole e una società cosmopolita agiata e culturalmente aperta. Fioritura economica, sociale, culturale e artistica. È qui che deve essere collocata la nuova pittura di Jan Van Eyck. E se proprio dobbiamo fare un confronto tra società fiamminga e società fiorentina gli elementi di somiglianza ci sono, ma forse è meglio iniziare della profonde differenze che esistono tra le due culture. Differenze che ci vogliono giustamente far separare due mondi che in comune hanno quasi solo il periodo e l'area geografica: 1400 - Europa. Basti pensare alla diversa sensibilità religiosa, fondamentale in un'epoca in cui il pensiero e le forme religiose incidevano su più vari aspetti della vita. Nei paesi nordici vi era necessità di un più stretto e personale rapporto tra l'uomo e Dio. Da qui una pittura concreta, ricca di dettagli minuti e precisi. In una situazione mentale e spirituale influenzata da tale atteggiamento affonda le sue radici il "realismo fiammingo".
Cronologicamente parlando Jan Van Eyck sviluppò le sue opere parallelamente, per esempio, a Masaccio. La pittura si pone all'avanguardia del rinnovamento pur senza superare e rifiutare decisamente, come avviene con Masaccio, il mondo precedente gotico. I legami col passato? Le sue prime opere a noi note sono miniature: forma artistica che si sviluppa per tutto il precedente periodo gotico.
Un piccolo confronto tra i due pittori qui citati. Sia Jan Van Eyck che Masaccio si pongono il problema della realtà, ma adottano soluzioni diverse. Il primo procede per analisi: lo studio dettagliato dei particolari da proporre poi ai nostri sensi; il secondo opera una sintesi cogliendo la struttura, l'essenza delle cose in una visione prospettica unitaria, governata dalla razionalità. Ma qual è l'elemento che permette di misurare in tutta la sua ampiezza il divario tra le due "scuole", italiana e fiamminga? Lo spazio. Gli artisti italiani si servono di un unico punto di fuga, mentre i fiamminghi non conoscono questo strumento di riproduzione della realtà. Sono piuttosto impacciati nella costruzione dello spazio, ma si rifanno con l'introduzione della pittura ad olio che permette loro di eccellere nella costruzione perfetta e minuziosa di ogni dettaglio.
Italiani e fiamminghi: un incontro il loro non solo formale. Committenze di commercianti italiani residenti nel Nord che commissionavano pale d'altare e ritratti agli artisti fiamminghi destinandoli alla madrepatria e facendosi, così, intermediari del nuovo linguaggio in terra italiana. Poi riflessioni critiche. Giudizi estremamente favorevoli! Si spiana dunque la strada sia ad una maggiore diffusione di opere, sia ad una crescente assimilazione del linguaggio fiammingo da parte di alcuni tra i maggiori artisti italiani. Ribaltiamo il punto di vista: la presenza di artisti fiamminghi in Italia pone loro il problema di come assimilare le novità rinascimentali (soprattutto la prospettiva). E così i fiamminghi cercano di inserire nelle loro opere una costruzione prospettica precisa. Me è forte di loro: il tutto si risolve sempre in un affollamento di dettagli e particolari che danno complessità al tutto. Ancora una volta, dunque, alla sintesi italiana si oppone la trasparenza e la chiarezza con cui Jan Van Eyck e compagni (come ad esempio Rogier Van Der Weyden) riproducono i singoli particolari. Ancor meno resta all'esperienza italiana nei dipinti eseguiti dai fiamminghi dopo il loro ritorno in patria.
Differenze o meno, vera rivoluzione che i fiamminghi apportarono non fu tanto nella composizione dei colori, quanto nella tecnica di stesura. Colore su colore, trasparenza su trasparenza determinavano ogni sfumatura e ogni tono voluto. Poi alla novità tecnica si sono aggiunte altre novità più propriamente stilistiche: in particolare, come ricordato precedentemente, la precisione del dettaglio e la rappresentazione della luce.Una pittura estremamente analitica. Ogni più piccolo dettaglio viene analizzato e rappresentato compiutamente: una riproduzione esasperata. E poi la rappresentazione della luce grazie al loro obiettivo preciso: la pittura d'interni. Nei loro quadri la scena rappresentata avviene sempre in uno spazio chiuso ben delimitato. Così, infatti, la luce non può essere diffusa, ma deve provenire necessariamente da una o più finestre. Crea zone di forte riflesso, per cui gli oggetti, qualsiasi colore abbiano, in quel punto diventano inevitabilmente bianchi. Tutte queste caratteristiche contribuiscono a dare alla pittura fiamminga un effetto che potremmo definire «fotografico»: in pratica riescono a dare alle immagini una sensazione di verosimiglianza del tutto inedita. Il Rinascimento non ebbe una diffusione immediata nel panorama artistico italiano, ma ci vollero diversi decenni prima di divenire uno stile universalmente accettato. Firenze fece da baricentro, e da qui la nuova visione artistica andò man mano diffondendosi nel resto della penisola, prima verso le aree del centro e del nord, poi progressivamente anche verso il sud della penisola.
Ma vediamo ora le principali novità in Italia: l'accettazione dello stile rinascimentale avviene soprattutto per l'introduzione della prospettiva nei dipinti: una prospettiva, spesso, neppure compresa appieno nelle sue leggi, ma che viene utilizzata anche con una certa libertà di interpretazione.
L'arte fiamminga ha le sue origini verso la metà del XIV secolo per il confluire di esperienze del raffinato gotico francese e di influssi senesi sul fondo del vivace naturalismo locale, ma soltanto nel secolo seguente, con J. van Eyck , si affermò nei suoi caratteri essenziali. La grande protagonista dell'umanesimo fiammingo, che nasce parallelamente all'umanesimo italiano, è la natura, indagata con lenticolare attenzione in tutte le sue particolarità e di cui l'uomo è aspetto fondamentale ma non predominante; e il fattore unificante della visione non è la concezione razionale e geometrica dello spazio, ma la luce, principio stesso della visione, una luce reale e non astratta. Non ci sono i giusti rapporti proporzionali e prospettici, non ci si serve di un unico punto di fuga e di un'unica sorgente luministica, la resa dei particolari è insistita quanto perfetta. La riscoperta dell'arte e della cultura classica in ambiente fiorentino, la diversità delle committenze e delle realtà socio-economiche. gli eccellenti risultati tecnici raggiunti nelle Fiandre (il perfezionamento della tecnica ad olio tanto apprezzata dai nostri Antonello da Messina, Piero della Francesca.), gli stupefacenti effetti di luce, una luce che per i fiamminghi ha un altissimo valore, non solo pittorico ma spirituale e teologico: la luce è emanazione di Dio, espressione vertiginosa della sua onnipotenza. Le immagini fiamminghe appaiono espressione di una sacralità assoluta, tanto vere nei dettagli (paesaggi, scene di genere, gioielli, vestiti) quanto irreali nelle proporzioni e cerebrali nei simbolismi assai complicati. Insomma, spesso la pittura fiamminga a soggetto religioso evidenzia quanto grande sia la distanza, tra Dio e l'uomo, tra lo spirituale e il concreto, tra il trascendente e l'immanente. Si tratta di un'arte intellettuale e, tra le rappresentazioni dei personaggi sacri, forse più di tutte ci sorprende quella che viene data di Maria: luminosa, dolce, spirituale, devota. Vergine ma non anche Madre carnale. Vergine e Madre è un binomio tutto cattolico, come la familiarità con l'umanità di Cristo è un dono solo cattolico. Le differenze perciò tra arte fiorentina e arte fiamminga sono tante, moltissime le motivazioni. A me pare sia soprattutto fondamentale però la diversa "sensibilità" religiosa tra il Sud dell'Europa e i paesi del Nord che, devoti e austeri, avrebbero di lì a poco abbracciato la riforma protestante.
| Elisa |