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La Rivoluzione scientifica del Seicento non nacque dal nulla. Possiamo individuare un periodo di transizione dall'età antica, via Medioevo, all'età moderna. E possiamo individuarla in quei due secoli che costituiscono il cosiddetto Rinascimento. Perché è in questi decenni che si attua un cambiamento culturale che, se non è decisivo per la nascita della scienza moderna, quantomeno ne costituisce un importante viatico. Si tratta della polemica contro quelli che Galileo chiamerà philosophi in libris , contro i professori che nulla accettavano al di fuori dei dogmi aristotelici. Ma soprattutto si tratta della rivalutazione delle arti meccaniche.
Medicina, architettura, metallurgia, navigazione, mineralogia, pittura. Queste le discipline che a partire dal Quattrocento conobbero una rivalutazione. Perché per secoli pagarono quel disprezzo tutto antico per le discipline connesse con la dimensione del ‘fare'. Una visione che affonda le proprie radici nei padri della filosofia. E che è così forte che nel Dictionnaire français di Richelet (1680), alla voce mécanique , leggiamo: «questo termine, parlando di determinate arti, significa ciò che è contrario a liberale e onorevole: ha senso di basso, villano e poco degno di una persona onesta». Va detto che siamo qui di fronte a una polemica diretta contro l'Enciclopedia di Diderot e all'abbondanza di voci tecniche che si ritrovano in essa. Ma diciamo che esemplifica al meglio quale fosse la considerazione per chi si occupava di artes mechanicae . Che non a caso erano chiamate anche serviles , ovvero proprie degli schiavi.
Ecco appunto che tra Quattrocento e Cinquecento comincia un vero e proprio processo di riabilitazione di questo tipo di discipline. Pensiamo al De re metallica di Giorgio Agricola (1556), che prima di occuparsi delle tecniche di estrazione dei metalli, presenta una serie di argomentazioni secondo le quali non è disonorevole occuparsene. O al De tradendis disciplinis di Ludovico Vives (1531), che invitava gli studiosi europei ad abbassare lo sguardo sulle opere degli artigiani. Per non parlare di Leon Battista Alberti, Piero della Francesca e Filippo Brunelleschi. E senza dimenticare quella fioritura di trattati tecnici e traduzioni di quelli antichi che fiorisce proprio nel Quattrocento. Certo, in queste opere mancava forse quel rigore che si suppone abbia la scienza che conosciamo oggi. E spesso e volentieri sembra di assistere a vere e proprie dispute in stile medievale sull'esistenza di Dio o sulla natura del peccato. Solo che in questo caso si tratta di legittimare l'osservazione della natura e l'intervento umano su di essa. Insomma, orizzonti metodicamente lontani anche solo da quelli aperti da Galileo cent'anni più tardi. Ma sicuramente importanti per rendere dignità alla sua filosofia della natura.