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Una rivoluzione paragonabile a quella della mitragliatrice nella Prima guerra mondiale fu l'introduzione dell'arco lungo nelle guerre medioevali. A dire il vero non si tratta di una grande invenzione, anzi: l'arco che gli inglesi trasformarono nella loro icona militare fino al xvi secolo è quanto di più semplice esista ed era conosciuto dall'uomo da millenni. L'arco lungo inglese era costruito partendo da un'unica doga di legno di tasso lunga poco meno di due metri, grezzamente sbozzata per dare una forma quadrangolare o subcilindrica. Grazie al ritrovamento di 138 archi da guerra nel relitto della Mary Rose, affondata nel 1545 a largo della costa meridionale inglese, possiamo ipotizzare che essi avessero una potenza compresa tra le 80 e le 120 libbre (potenza di tutto rispetto considerando che la maggior parte degli arcieri attuali non tira più di 40 libbre).

La rivoluzione a cui accennavo ebbe luogo durante la Guerra dei cent'anni, secolare conflitto che tra il 1337 e il 1454, quando Giovanna d'Arco portò al successo le truppe francesi, oppose inglesi e "galletti", e precisamente durante la battaglia di Crécy del 26 agosto 1346. In questa battaglia, per la prima volta, fu messo in discussione un assioma militare fondamentale nel medioevo: la supremazia e l'invincibilità della cavalleria. E per la prima volta furono i contadini e gli agricoltori a decidere le sorti della battaglia. Durante questa battaglia fu ordinato ai 5.000 balestrieri genovesi al soldo del re di Francia di attaccare il nemico inglese, ma essi non fecero neppure in tempo ad arrivare alla distanza utile delle loro balestre che furono trafitti dai 6.000 arcieri nemici. È bene dire subito che la balestra era un'arma temibilissima nel xii secolo: precisa, potente e talmente mortale che diversi papi cercarono di limitarne la diffusione. Purtroppo aveva due soli, ma fondamentali difetti: la sua gittata era notevolmente inferiore ai 270 metri dell'arco lungo e la lunghezza delle procedure di caricamento limitava il numero delle frecce tirate a 2 ogni minuto, contro la 10-15 dell'arco. È facilmente intuibile come nella battaglia di Crécy i genovesi furono annientati quasi senza fatica. Dopo i balestrieri, il re francese ordinò alla sua cavalleria di nobili di caricare le truppe inglesi, ma il terreno fangoso, le pesanti armature e la lunga marcia che aveva preceduto la battaglia rese le cariche francesi delle corse al macello. Un calcolo per difetto ipotizza che i cavalieri furono trafitti da una pioggia di 50.000 frecce al minuto (un acquazzone da far impallidire Il signore degli anelli !). In quell'assalto morirono molti nobili francesi e alleati, tra cui il re Giovanni di Boemia e il valoroso Conte delle Fiandre. Lo stesso re Filippo vi , perso il cavallo in battaglia, scappò scortato solo da 5 baroni contro le centinaia che lo seguivano nella mattinata. Difficilmente la freccia di un arco poteva penetrare le pesanti corazze di acciaio dei cavalieri, ma poteva inserirsi negli interstizi delle placche o trafiggere il cavallo, rendendo così il cavaliere appiedato e rallentato dal peso dell'armatura, una facile preda dei fanti armati di coltelli e mazze chiodate.

La battaglia di Crécy fu un successo inatteso a cui fece seguito, 10 anni dopo, la battaglia di Poitiers in cui, nuovamente, gli arcieri inglesi annientarono la cavalleria francese. Un terzo scontro avvenne nel 1415 a Azincourt ed ancora i francesi dimostrarono la loro incapacità facendo andare alla carica i propri cavalieri su un terreno arato ed acquitrinoso, fin troppo facile bersaglio per gli inglesi. A quanto pare, anche i francesi erano assenti quel giorno a scuola quando si insegnava la lezione "come imparare dai propri errori". Il trionfo inglese segnò inoltre la cultura medioevale, benché in pochi se ne avvidero: fino a quel momento si era preferito, soprattutto in Francia, investire sulla nobile e costosa cavalleria pesante, snobbando la fanteria ed ancor più l'arcieria, che spesso proveniva dai livelli più bassi e poveri della popolazione. In Inghilterra invece, soprattutto dopo la sconfitta di Edoardo I d'Inghilterra contro gli arcieri gallesi, si diede molta importanza all'arco, piantando tassi, querce ed aceri con cui costruirli, e moltiplicando gli incontri domenicali di addestramento nelle campagne e nei villaggi. Alla fine del medioevo gli arcieri inglesi costituivano un corpo estremamente importante nell'economia dell'esercito: ben addestrati, in pattuglie di un centinaio d'uomini, protetti da armature leggere in cuoio e acciaio e con provviste per una giornata, godevano dell'autonomia sufficiente per compiere imboscate ai nemici, erano rispettati e pagati il triplo rispetto ad un fante leggero.

Un avvertimento, prima di concludere: mai mostrare ad un inglese l'indice e il medio uniti. Si tratta di un gesto molto offensivo che ha la sua origine proprio negli antichi contrasti con i francesi: gli inglesi mostravano queste dita ai francesi, poiché cui esse si tendeva la corda dell'arco, quasi a preannunciare che li avrebbero trafitti, mentre i francesi diffusero la pratica di mozzare queste dite agli arcieri inglesi catturati e poi di sbeffeggiare il nemico mostrandogliele.