<< Articolo precedente

Questo articolo non dovrebbe trovarsi qui poiché, secondo alcuni, in una rubrica sull'Europa si dovrebbe parlare di Europa. In effetti, come dar loro torto, sfortunatamente io sono convinto che l'Europa abbia molti debiti nei confronti di popoli e culture extra europee, cosi da non giudicare fuori luogo spendere qualche riga sull'importanza araba nel medioevo.

Per sciogliere la questione sarebbe anche utile capire ciò che è la causa e ciò che è la conseguenza: sono cioè le innovazioni tecniche a portare maggiori ricchezze e sfavillio culturale, o è la maggior ricchezza che porta ad investire in tecnologia e arte? Probabilmente una vera risposta non esiste e, a seconda di quale tesi si voglia dimostrare, storici ed economisti rigirano la questione come preferiscono. Io, però, non sono né uno storico né un economo, quindi posso sbizzarirmi in riflessioni libere senza finalità precostituite.

Dunque, tornando al medioevo, fissiamo qualche coordinata. Durante i secoli che precedettero l'anno 1000, mentre l'Impero bizantino si rimpiccioliva poco alla volta e l'Europa era divisa tra regni barbarici sempre in lotta gli uni con gli altri, gli arabi diedero vita ad uno Stato coeso, dal potere centralizzato, in continua espansione che arrivò fino in Spagna (tenuta con un califfato fino al 1492), in sud Italia (fino dopo l'anno 1000) e che non invase la Francia solo per il sacrificio di molti cavalieri francesi a Poitiers (732). Dopo l'anno 1000 le cose, però, cambiarono: in Europa la popolazione crebbe grazia a migliorie nell'agricoltura; la produzione industriale aumentò la resa grazie all'introduzione di nuove tecnologie; la cultura si diffuse in modo capillare grazie alla laicizzazione dell'istruzione e ai maggiori supporti di studio che comparvero ad affiancare la pergamena; anche gli eserciti poterono usufruire di nuovi mezzi di morte.

Il mio dubbio, consentitemi lecito, riguarda proprio questa particolare esplosione di potenza e di benessere che interessò improvvisamente un Europa fino ad allora in preda a fame, povertà, sfacelo e lotte interne continue. O improvvisamente tutte le persone più geniali si svegliarono portando alla rinascita dell'Europa, o l'Europa deve la propria rinascita a prestiti extra-comunitari. Si creda ciò che si vuole, anche se il rasoio di Occam è abbastanza chiaro: l'ipotesi più plausibile è anche quella più probabile. E molto verosimilmente la maggior parte dei debiti europei sono a carico degli arabi, benché soprattutto in questi ultimi anni per molti è difficile credere che gli arabi possano esportare qualcos'altro oltre al terrorismo e all'intolleranza. Resta però un dato di fatto indelebile che, mentre in Europa la cultura e la tecnologia era ad uno stato così basso da far chiamare quegli anni come “secoli bui”, nel resto del mondo, soprattutto nel vicino mondo arabo ed islamico, la situazione era decisamente diversa. Non che gli arabi fossero dei grandissimi inventori, o non più di altri popoli, semplicemente erano abilissimi nel perfezionare idee e tecnologie già esistenti, diffondendoli in modo capillare in un territorio di suo non troppo incline a concedere favori ai popoli che lì vi abitavano. Ecco allora alcuni avanzamenti tecnologici che, tramite il mondo arabo, giunsero in Europa a cavallo dell'anno 1000 contribuendo in modo determinante ad accendere la luce sui “secoli bui”. In campo agricolo i territori arabi del nord Africa introducono, portandolo dall'India, il sistema di irrigazione con ruota elevatrice e perfeziona l'uso dei cavalli nei campi e nei trasporti, con un'accurata selezione delle razze. In campo militare già dal decimo secolo i Buwaihidi di Baghdad utilizzavano proiettili incendiari mentre ancora l'Europa combatteva le sue guerre con le balestre a molla metallica. Che dire poi della carta? Senza di essa non si potrebbe immaginare la diffusione del libro a stampa (ricordiamo che le maggiori tipografia sorgono dove almeno tre secoli primi si erano già insediate delle cartiere) ma anche all'epoca del libro trascritto a mano la carta divenne il supporto che permise di moltiplicare enormemente la circolazione delle informazioni tecniche e del pensiero filosofico. Proprio il pensiero filosofico arrivò, o meglio sarebbe dire ritornò, in Europea dopo esserne scomparso per secoli, così come la capacità di comprendere il greco: Aristotele, Platone, ma anche i testi di matematica come Pitagora o Euclide, attraverso le traduzioni arabe, giunsero in Europa a cavallo del primo millennio. E per quanto riguarda la navigazione furono gli arabi ad introdurre navi più maneggevoli e sicure, le stesse feluche che furono le precorritrici delle caravelle, e strumenti utili per la navigazione come cannocchiale e bussola. Ho dimenticato qualcosa? Probabilmente sì, anche perché i cronisti dell'epoca non erano interessati a dire chi forniva miglioramenti, quanto piuttosto a diffonderli il più possibile. Tuttavia personaggi lungimiranti, che furono purtroppo pochi, consci della superiorità culturale islamica ed araba durante il medioevo, anziché porli ai limiti della società cercarono di integrarli nei propri ingranaggi amministrativi, come fece Federico I con la sua corte in Sicilia nel xii secolo.