| << Articolo precedente |
![]()
Guardando alla produzione letteraria europea nel Medioevo si può tranquillamente dire che essa fu tutt'altro che omogenea, soprattutto per quanto riguarda gli scritti dei primi secoli. Tuttavia, all'interno di questa messe disparata di testi, un genere spicca per diffusione ed omogeneità: le vita dei santi. Il motivo sicuramente è da imputarsi al bisogno di diffondere il cristianesimo e di difenderlo sia dai ritorni di moti pagani, mai del tutto debellati, sia dal diffondersi di eresie, o giudicate tali, tuttavia, per quanto molti di questi testi non siano di indubbio valore letterario, alcuni spiccano per pregio e, nel complesso, tutti dimostrano un bisogno di fede comune all'intero continente, tanto che non c'era monastero che non possedesse una o più copie di questi testi. Essi avevano uno scopo edificante e facevano parte di quel corredo ascetico della tradizione monastica: erano letti durante i pasti, nelle letture private e durante l'ufficio divino. Non venivano semplicemente trascritti più volte, ma venivano anche rielaborati (amplificando e abbreviando, usando epitomi o altre rielaborazioni), ed è per questo che della vita di un santo esistono molte versioni e molti rifacimenti.
I testi agiografici furono scritti originariamente in greco e poi tradotti in epoca tardo antica, o al più tardi in epoca carolingia, in un latino che presenta molti tratti della lingua parlata. Queste opere vanno sotto il nome di Vitae Patrum , da patres , i padri del deserto, gli Quacoreti del IV-V secolo d.C. che vissero nel deserto d'Egitto o di Palestina. Questo genere è molto ampio e comprende le vitae , le inventiones , le translationes , attingendo anche alla tradizione antica. Gli autori cristiani fino al IV secolo si formavano nelle scuole romane, dove imparavano la tecnica della retorica e riconoscevano il modo in cui erano strutturati i diversi generi letterari. La loro formazione li collega in modo continuo con la tradizione, ma permette loro di essere consapevoli delle novità linguistiche e letterarie del cristianesimo. L'influenza dell' Antico e del Nuovo Testamento condiziona il genere agiografico dei primi quattro, cinque secoli, portando a concentrare l'attenzione sul martirio e sul monachesimo (si creano collegamenti anche tra le vite dei vescovi: o vescovi martiri o vescovi monaci). I primi testi agiografici latini furono gli acta martyrum , costituiti inizialmente dagli atti dei processi che i martiri subirono. La struttura di questi primi testi era quindi un misto di parti dialogiche e parti narrative. I secondi testi agiografici a comparire furono la passiones , cioè racconti biografici dove l'attenzione non è posta tanto sulla vita quanto sulla morte del martire. Abbiamo circa una ventina di esemplari di questi testi, tutti scritti sotto l'impressione immediata degli avvenimenti da parte di testimoni oculari: questi testi originari servirono per affrancare la verità storica, e quindi il loro stile era scarno, sobrio, segno di autenticità, a differenza dei testi successivi al IV secolo, quando il martirio non era più attuale e i testi erano scritti per glorificare il santo. Si tratta, in questo caso, di passiones romanzate che non hanno più fondamento storico.
Accanto agli acta e alle passiones appare una letteratura che è agiografica in senso proprio: vite di asceti, di vescovi, di monaci. La Vita Cipriam , scritta da Pouzio nel 258, è la più antica vita pervenutaci, scritta da una persona che aveva conosciuto realmente Cipriano: si tratta in questo modo di un testo cerniera che funge da passaggio tra la letteratura delle passiones e le biografie dei vescovi. Alla metà del quinto secolo risale la comparsa in occidente delle vite dei vescovi legate all'ambiente monastico: la vita di Martino da Tour, di Agostino (scritta tra il 432 e il 437 dal discepolo Possidio), di Ambrogio.
A partire dal IV secolo, con la fine delle persecuzioni, compare una nuova corrente: l'ascetismo. Dal punto di vista letterario questo comporta il passaggio dalla letteratura centrata sui vescovi martiri a quella centrata sugli asceti. La vita ascetica era già compiuta da diverse persone in forma privata nelle proprie case già nel II secolo, ma solo in seguito, dopo la pace costantiniana, iniziarono ad uscire nel deserto. Il movimento degli asceti nasce in Egitto, e da qui si diffonde sia in oriente che in occidente. La vita nel deserto è collegata allo spiritualismo biblico e agli esempi di Elia e di Giovanni Battista: la solitudine che ne scaturisce viene vista come un incontro con Dio. La letteratura che ne deriva presenta forme particolari: accanto alle biografie dei monaci compaiono le descrizioni dei loro viaggi, di cui una parte importante sono i detti di carattere sapienziale (da cui derivano i Detti dei padri del deserto ).
In queste righe si è appena scalfita la superficie di un mondo vastissimo, ma per necessità è meglio non proseguire: l'intento era di mostrare quello che in un Europa medioevale divisa e lacerata costituiva una delle poche giunture, ed ancora la sua forza è avvertibile nel presente.