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La doppia botta, francese e olandese, ha lasciato parecchi lividi all'Unione Europea. Si teme che il fronte del No avanzi nei paesi dove si deve ancora votare, tanto che il governo inglese ha scelto di "congelare" la consultazione. Si cercano spiegazioni e si stendono analisi, nel tentativo di capire cosa accadrà nei prossimi mesi. L'unica certezza, al momento, è che questo Trattato non entrerà in vigore così com'è, visto che era richiesta l'unanimità dei 25 membri UE. Tra gli imputati principali della batosta c'è l'euro, considerato responsabile primo della crisi economica (che colpisce in particolare tre paesi: Italia, Francia e Germania) e delle difficoltà in cui vertono molte famiglie alle prese con conti che non tornano. Da noi addirittura si vorrebbe reintrodurre alla Lira, scaricando il carrozzone continentale. Per andare dove? Per saltare dal fronte atlantico a quello arabo-mediterraneo a seconda del colore del governo? Volenti o nolenti, il nostro futuro fuori dall'UE (perché sia chiaro: lasciare la moneta unica significa isolarsi, anche e soprattutto politicamente) è un puro e semplice suicidio. E nessuno pensi che ci possiamo trasformare in una nuova Svizzera: non ne abbiamo né l'indole né la forza.

L'euro non si può toccare, ma rimane forte l'impressione che gli Europei non l'abbiano digerito bene, e che quei "no" siano una naturale reazione alle difficoltà del vivere quotidiano. Questo elemento dovrà essere ricordato dai politici continentali. Guai a sottovalutare un test del genere (svolto su un campione di 76 milioni di cittadini UE), anche se venisse considerata una risposta "di pancia". Ecco dove sta l'importanza della consultazione referendaria su un tema di questo genere. L'ex commissario UE Monti ha scritto che, in genere, il referendum è positivo perché impone al cittadino di informarsi, ma in questo caso la materia (alta politica internazionale) è troppo complessa perché l'informazione possa essere approfondita e corretta. Si rischiano appunto reazioni "di pancia", e magari un solo popolo condiziona il futuro di altri 24. Sono d'accordo nel sostenere che i trattati internazionali non debbano essere sottoposti a referendum (in questo la nostra Costituzione è ragionevole), ma questo non è un semplice "trattato internazionale". È un testo che condiziona e condizionerà per anni la vita interna di ogni aderente. Non mi sembra irragionevole che molti paesi abbiano scelto la via delle urne. È demagogico, in questo Monti ha ragione, abusare dei ritornelli sugli uffici e i burocrati di Bruxelles (che peraltro meritano qualche frecciata), ma è totalmente assurdo pensare di presentare l'UE agli Europei come un piatto pronto e servito. In questo modo l'espressione "integrazione continentale" rimarrà solo la vaga speranza di qualche intellettuale o politico molto idealista. Eppure, a rischio di iscrivermi al club degli illusi e disillusi, continuo a credere che siano proprio gli "idealisti" ad avere qualche speranza di far marciare il baraccone. Gli arcinoti "padri dell'integrazione" avevano un sogno: eliminare la guerra intestina dal continente. Un obiettivo specifico (allora non certo semplice, con le macerie della guerra ancora da togliere), sforzi mirati per ottenerlo. Perfetta applicazione dell'idealismo. Oggi gli uomini UE, anche se capaci e preparati come Monti, quale obiettivo hanno? Cosa vorrebbero nel futuro prossimo del continente? Credo che dopo le batoste, possa essere utile ripartire da queste domande (e per piacere: una volta trovata risposta, comunicatela anche a noi).