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Girolamo Sirchia lascia il suo posto di ministro e molti saranno contenti. Per tanti fumatori era il Nemico, l'illiberale, il persecutore della nuova Inquisizione. Inutile spiegare che il diritto ad evitare il fumo passivo vale quello di accendersi una sigaretta dopo il caffè, ma che in un ristorante i due diritti sono inconciliabili, e quindi il legislatore deve operare una scelta netta. Per molti è addirittura assurdo sostenere che fosse ragionevole che il legislatore favorisse il diritto più salutare, considerato anche che i fumatori sono circa un quinto della popolazione, quindi una netta minoranza. Dove stia l'attacco alla libertà, proprio non si capisce.
Sirchia però stava coltivando altre profonde inimicizie, quindi c'è da sospettare che se non fosse arrivata la crisi di governo, qualcuno avrebbe tentato una sollevazione popolare per toglierselo dalle scatole. Sempre in nome della libertà, s'intende. Gli ultimi ad “amarlo” sono stati i produttori di vino. La colpa del Santo Inquisitore è stata quella di aver annunciato una campagna d'informazione e d'educazione sui rischi connessi all'abuso di alcol. Male, molto male! Come si permette quella specie di Goebbels, che c'inganna travestendosi da mite nonnetto? Che sarà mai questo, un problema? Il ministero (e non solo: si veda il numero dello scorso aprile di Focus ) presenta alcuni dati. Degli esempi? In Europa ci si avvicina agli alcolici intorno ai 14 anni, in Italia a 11. Sirchia voleva proibire assolutamente l'uso prima dei 16 anni, in base a una notizia: prima di quell'età, il nostro organismo non è in grado di metabolizzare quella sostanza, che nel nostro corpo, ad ogni età, agisce come una droga. Una droga che giovanissimi non possono smaltire. Eppure si è stimato che circa un milione di minorenni beva abitualmente, e circa la metà di questi in quantità preoccupanti. La Polizia ci informa che degli ottomila morti annui sulle nostre strade, la metà è causata direttamente dall'alcol. In totale, nel nostro paese l'alcol provoca oltre 50 mila morti l'anno, circa il 10% del totale della nostra mortalità. Un milione sono i malati d'alcolismo, malattia fisica e psicologica, causa di gravissimi danni sociali.
Sirchia avrebbe dovuto intervenire, con l'ex collega dell'Agricoltura, all'inaugurazione di Vinitaly, la fiera del vino di Verona. A quel pubblico avrebbe esposto questi dati, per motivare la sua decisione di avviare una campagna. Probabilmente avrebbe spiegato che quelle cifre possono giustificare un'azione di informazione e di educazione, che molto ipocritamente era già stata battezzata “proibizionista”. Ovviamente nessuno voleva proibire un bel niente (così come nessuno ha proibito agli Italiani di fumare: posso portare la mia testimonianza), ma è comodo applicare etichette fasulle, dal suono ammiccante, alle decisioni che non ci piacciono. Alla fine, Sirchia non ha preso parte all'inaugurazione. Troppo malizia se sospetto che la sua presenza fosse scomoda, e che i dati elencati avrebbero provocato l'orticaria a chi vive in un giro d'affari da due miliardi di euro l'anno? Per carità, nessuno abbatta le vigne. Così come nessuno ha incendiato i campi di tabacco. Lo ripeto: il problema non è proibire. È però doveroso informare i cittadini dei rischi connessi all'uso di una sostanza. Ed è intollerabile che un ministro venga boicottato, per timori di natura economica, quando si accinge a compiere un proprio dovere. Purtroppo questo paese deve colmare molte lacune culturali. Si guardi il Corriere della Sera di lunedì 8 aprile scorso. Un corsivo di Geminello Alvi, noto economista, tirava un sospiro di sollievo per l'assenza di Sirchia a Verona. Nell'articolo si leggono assurdità del genere: “E soprattutto, vizio o piacere, certi consumi sono un pezzo di Italia…Ripenso allo spettatore rurale che si rigira sulla sedia: mostrerà un dieci anni in più e una pancia di proporzioni buddiche: ed il peccatore magari consumerà pure vino e toscano. Ma a me resta così italianamente simpatico.” Senza saperlo, Alvi ha descritto un caso di alcolismo (che non né un vizio né un peccato): ma per lui, una vittima di una grave malattia psicologica e fisica è un simpatico simbolo di italianità. Non sorprende che l'articolo si chiuda con un trionfante: “almeno per questa legislatura la minaccia è forse sventata.” Non ci sono dubbi: anche l'alcolismo avrà tirato un sospiro di sollievo.