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L'anno scorso in questo stesso periodo mi iscrivevo alla lista degli studenti interessati al progetto Erasmus. Oggi sono da due mesi in Svezia e sto vivendo una delle esperienze più interessanti della mia mia vita.

Quando mi sono iscritta non pensavo solo all'idea di poter vivere sei mesi senza dover mai sentire “metti a posto la tua camera”, ma ero convinta che sarei venuta a conoscenza di una cultura diversa, avrei capito come vivono questi strani scandinavi e a cosa ha portato la loro storia.

In realtà sono due mesi che vivo a Jonkoping (sud ovest di Stoccolma – anche perché a sud est c'è il mare…) e non so dire molto più sugli svedesi di quanto non possa dire sugli esquimesi… Il fatto è che più lontani si vive dalla propria realtà, meglio si riesce a vederla. Come quando dal satellite vediamo come è fatto il nostro continente, perdiamo i particolari, ma abbiamo una buona visione d'insieme. Posso assicurare che il punto di vista che dall'estero si ha sull'Italia apre a nuove interessanti interpretazioni socio-politico-antropologiche…! Prima di tutto l'inglese.

Vi assicuro che non sono mai stata una cima con le lingue straniere, la mia conoscenza dell'inglese, più che dallo studio, deriva dai testi delle canzoni d'oltre oceano (e manica), e con quelli, soprattutto per quanto riguarda il rock, non si può andare lontanissimo. Appena arrivata in Svezia ho cominciato a conoscere gente che viene dall'Europa dell'est, dall'Asia, dal Sud America, e tutti, in un modo o nell'altro mi hanno detto che, anche se parlavo come i Rolling Stones, ero la prima persona italiana che incontravano capace di parlare inglese. Forse esageravano, mi sono detta, o molto più probabilmente non li capivo (visto che non c'era nessun accompagnamento musicale di sottofondo), ma più ascolto gente parlare intorno a me, più mi rendo conto che, insieme ai francesi e agli spagnoli, siamo i peggiori english speaker di tutti i tempi… O ci diamo da fare, signori, o continuiamo a fare la figura dei cretini facendoci ripetere tutto dieci volte… quindi, almeno, ascoltate buona musica…!

Però, però… non possiamo lamentarci per quanto riguarda l'atmosfera che si respira (non parlo dell'aria, perché penso che la Svezia abbassi di un bel po' di punti la media europea di inquinamento delle città: primo perché non ci sono grandi città, secondo perché sono 9 milioni in un territorio doppio del nostro…!). È così facile in Italia trovare un luogo che stimoli il nostro senso artistico: ci lamentiamo sempre che siamo affollati e non c'è mai un attimo di respiro, o che mancano luoghi incontaminati. Eppure usciamo di casa e ci si presenta la nostra densa storia e la nostra cultura ovunque noi siamo, in mille forme diverse: da chiese antichissime a palazzi medioevali. Non esiste luogo in Italia che non racconti un'epoca, e non esiste epoca italiana poco interessante artisticamente, politicamente, socialmente.

Per ora direi che dovremmo imparare l'inglese, ma anche ad apprezzare e conservare i rari tesori, totalmente italiani, su cui a volte camminiamo senza accorgercene!