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L'ultimo giorno di febbraio è morto Mario Luzi, grande poeta e Senatore a vita. Non mi fermerò in commemorazioni per non sovrappormi ad Alessandro Di Tommaso, che lo ricorda a pagina 14. Vorrei però fare un paio di riflessioni su quel che sarà del seggio che Luzi occupava a palazzo Madama. L'elenco dei “papabili” è ben nutrito, anche perché Ciampi ha a disposizione due cartucce, qualunque sia la tesi costituzionalista vincente: cioè se il Quirinale possa nominare cinque senatori in un settennato, indipendentemente dal numero totale, oppure se possa nominare senatori fino a che a Palazzo ne siedano cinque.

Per cominciare, una riflessione. Il mese scorso ho parlato di monarchia, spiegando per quale ragione credo che l'istituzione abbia senso nei paesi europei dove esiste. Un discorso simile vale per il senatore a vita. è forse democratico che un distinto signore, per quanto illuminato, abbia diritto d'accesso ad una camera elettiva, dove può, col suo voto, determinare le sorti di un governo scelto dai cittadini alle urne? No, non lo è. Eppure a nessuno viene in mente di abolire un'istituzione che eleva personaggi che illustrano la Patria. È il principio di rappresentatività nazionale attraverso dei simboli, al quale si può ben sacrificare uno spicchio di democraticità.

Come detto, l'elenco è ben nutrito e ovviamente di alto livello. Difficile scegliere. Io mi auguro che le cose vadano in questo modo, anche se credo che, raccontandovelo, mi prenderete per pazzo. Correrò comunque il rischio. In lizza ci sono tre giornalisti: Enzo Biagi, Eugenio Scalari e Oriana Fallaci. Tre giganti, e poi ho una certa simpatia per i giornalisti: vorrei che Ciampi pescasse da qui. in particolar modo, vorrei che pescasse la Fallaci. Il presidente ha raccomandato ai gazzentanti di tenere la schiena dritta e di rimanere saldi nel loro dovere di informare con coraggio e trasparenza: sembrano banalità, ma la nostra storia (limitandoci anche solo a quella repubblicana) dimostra che è bene ricordarlo. Eppure negli ultimi anni nessuno è stato saldo e con la schiena ben dritta nel proporre e difendere (anche da insulti e minacce) le proprie idee. Nessuno ha sollevato altrettanti dibattiti, discussioni, perplessità e ire furibonde su quello che è il tema più importante della nostra epoca. Nessuno ha raggiunto altrettante case, proponendo idee chiare, documentante ed esposte con lucidità e passione. Nessuno ha smosso tanti cervelli e tante coscienze.

Ma qui forse divento pazzo. Mi auguro che Ciampi nomini la Fallaci, ma che la Fallaci rifiuti, come già fece Montanelli. Quest'ultimo pensò che la professione giornalistica fosse incompatibile con incarichi pubblici, e nella scelta non ebbe dubbi. Quindi seggio a un giornalista (la Fallaci) che rifiuta per onorare la professione. E a questo punto? Tra i nomi che restano, ho una preferenza: Mike Buongiorno. Lui non ha particolari meriti con cui abbia “illustrato la Patria”, ma se è per questo nemmeno Andreotti. Però è un simbolo. Non di Mediaset, che di certo non ha bisogno di seggi a vita, ma della “cultura popolare”: badate bene, non si tratta di un ossimoro. Una società democratica non è tale se una “cultura alta” non è affiancata da una “media” e “bassa”. E una “cultura alta” che guardi con disprezzo le altre è snobista e aristocratica; e come tale, inutile se non pericolosa ad una società democratica. Ecco perché la nomina di Mike sarebbe una bel gesto, anche per i tromboni delle nostre Accademie.