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I fatti sono ormai arcinoti a tutti, e molti avranno sorriso guardando le foto di Henry, figlio di Carlo erede al trono inglese, con in mano un drink, una sigaretta e una svastica al braccio. Il pupo era ad una festicciola in maschera, e forse avrà pensato di guadagnarsi il premio di più “simpatico d’Inghilterra” organizzando una “zingarata” che lui credeva più spassosa di Mr Bean. Invece si è guadagnato il riconoscimento di più imbecille e ignorante del Regno. È membro della famiglia reale e allievo dell’accademia militare di Sandhurst, quindi un futuro (alto)ufficiale dell’Esercito britannico: certe leggerezze di costume (in tutti i sensi) se le dovrebbe evitare. La mal riuscita “zingarata” ha riaperto il dibattito sul ruolo della monarchia: a che serve, in moderne democrazie quali sono quei paesi europei dove l’istituzione sopravvive, mantenere in vita un orpello della vecchia Europa? Il principio su cui si fonda la monarchia è indubbiamente meno democratico rispetto a quello della repubblica; l’istituzione è politicamente inattiva, ma ai cittadini costa in tasse; la casa reale inglese è pure specializzata in gaffe e scandali: allora perché? Spezzo una lancia in favore del Re. Il principio fondante la monarchia è sì poco democratico, ma le monarchie europee permangono in paesi che sono stati, e sono ancora, campioni di democrazia e liberalismo: questa frase, oltre che uno scioglilingua, è uno dei maggiori paradossi del nostro pazzo continente. Mentre i Francesi scatenavano un finimondo, e si autocelebravano come i fuoriclasse della democrazia, gli Inglesi vivevano tranquilli con il loro Parlamento sovrano: in fatto di rivoluzioni avevano già dato un secolo prima, e ne erano usciti con il binomio (che sopravvive ancora oggi) Re-Camera bassa, dove quest’ultima contava di più. Da quel momento il sovrano s’avviò a diventare un simbolo dell’unità del paese, una sorta di grande bandiera col compito di rappresentare degnamente la nazione. E di intervenire soltanto nei casi più estremi, con gesti simbolici ma significativi: si pensi a Cristiano IV di Danimarca durante l’occupazione nazista, o a Juan Carlos dopo la fine del franchismo. I sovrani devono esprimere il punto più alto del senso d’appartenenza nazionale. I cittadini riconoscono e apprezzano il ruolo, e sono disposti a pagare un piccolo pedaggio pur di non privarsi di questa bandiera. Visto in questo senso, l’attaccamento inglese verso la corona è comprensibile e anche apprezzabile. Molto più apprezzabile è però la loro pazienza.