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Non poteva usare il telefonino. Invece lo ha fatto. E gli agenti di sorveglianza l’hanno colto in flagrante. Così è tornato in carcere, giocandosi il permesso premio concesso ai pentiti. Protagonista della storia è l’assassino mafioso Giovanni Brusca. Colui che il 23 maggio di dodici anni fa premette il pulsante che uccise Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Lo stesso che sciolse nell’acido Giuseppe Di Matteo, bambino di undici anni. E commise un altro centinaio di omicidi. Uno legge la notizia e riflette sul carcere. Che dovrebbe essere luogo di recupero, ovvero restituire alla società uomini nuovi. Ma in queste situazioni prevale la bestialità: è impossibile tollerare che un personaggio del genere possa uscire di galera. Anche solo per qualche giorno. Inciviltà di chi scrive? Non lo escludo. Contraddizione insanabile fra ragione e passione? Rivolgersi altrove. Semplicemente sono umano: non mi piacciono gli assassini, i mafiosi ancora meno. Viva la telefonia mobile!