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Africa.
Un nome difficile da pronunciare. Perché racchiude in sé
un’entità indefinibile. Perché Africa è
tutto, è niente ed il contrario di entrambi. É allo
stesso tempo custode di infinite ricchezze e sede di incolmabili povertà.
Sfruttamento e amore per il prossimo. Islam e cattolicesimo, più
qualche punta di culti “primitivi”. Immense megalopoli
e sterminati spazi inabitati e inabitabili. Natura incontaminata e
distruzione dell’ambiente. Morte e attaccamento alla vita. É
insieme sforzo per uscire dalla palude e sabbia mobile che risucchia.
Tanto più forte quanto più ci si muove per venirne fuori.
Africa è stereotipo. É un bambino con la pancia gonfia
perché non ha altro cibo che l’acqua. O un cucciolo d’uomo
scheletrico attaccato al seno vuoto di una madre dallo sguardo stanco.
L’immigrato in fila fuori dalla Questura per rinnovare il permesso
di soggiorno. O scaricato da una nave stremato dalla fame. Lo schiavo
che attraversa l’oceano sul libro di storia, in compagnia del
selvaggio da convertire. É il canto che culla la musica contemporanea.
Sfogo di pulsioni solidali. Inutili campagne per saldare debiti che
nessuno potrà mai estinguere. Dacché è impossibile
colmare l’infinito. Villaggio turistico circondato dal nulla.
Almeno da nulla che gli rassomigli.
Africa è dura realtà. Epidemia di Aids. E non soltanto.
Guerra. Fra popoli, etnie, tribù. Disoccupazione. Sottosviluppo.
Corruzione. Tirannia, anche se qui la democrazia si preferisce non
esportarla. Prostituzione. Schiavitù. Ignoranza. Un’occasione
da sfruttare. Per mercanti di armi e addestratori di terroristi. Ma
anche da onesti imprenditori che trovano materie prime a basso costo.
E costruendo il profitto, ingenuamente, distruggono il pianeta. Tanto
gli alberi ricrescono. É iniziativa di solidarietà.
Che alcune volte finisce nel nulla. Perché non serve o perché
finisce nel paradosso dello spreco.
Tutto questo sta, insieme, racchiuso da una parola. Perché,
soprattutto, Africa è silenzio. Nessuno sa, vede, sente nulla.
Chi vuole parlare o muore prima di poterlo fare o resta una voce nel
vento, un sussurro fra le grida. Del resto, nemmeno la guerra, da
queste parti, fa più notizia. Un silenzio difficile da spezzare.
Ma che, se cadesse, aiuterebbe a fare il primo passo per risolvere
i problemi. Visto che questi ultimi, almeno, vanno posti. Africa resta
un nome difficile da pronunciare. Dire ‘Europa’, in fondo,
è dannatamente più semplice.