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Sono stato vegetariano per anni, poi una donna, purtroppo, mi fece riscoprire i “piaceri della carne”. Fortunatamente questa parentesi carnivora è stata breve, anche se a volte è difficile rinunciare ad un fritto misto o a del lardo di colonnata con lo gnocco fritto. Ma torniamo a noi con una storia, tanto per incominciare. Immaginatevi seduti al tavolo con una bistecca davanti: la prima cosa che fate sarà prendere forchetta e coltello per tagliarla, segno che l’uomo, privo di artigli atti a dilaniare e denti atti a lacerare, non è fatto per cibarsi di queste pietanze. Ogni tanto, mossi dalle lusinghe del vostro cane, gli concederete un pezzo di carne e noterete che ingoia senza masticare, per cui non hanno bisogno di una grande mobilità della mascella come invece l’uomo. Finita la bistecca si entra nella fase di digestione, ma la quantità di succhi gastrici prodotti dal vostro stomaco è inferiore rispetto a quella dei carnivori, così da rendere la digestione lunga e difficoltosa. Ma ormai anche a questo siete abituati, un caffè, un amaro, una passeggiata. E proprio passeggiando con il cane notate che mentre siete stanchi e vogliosi di dormire, esso è invece pimpante e pieno di energia, anzi: ha già trovato un posticino dove eliminare i resti della sua bistecca. In effetti la carne, dopo essere stata in parte assimilata, deve essere espulsa il più velocemente possibile in quanto, dopotutto, non è altro che un pezzo di cadavere la cui putrefazione crea velenosi rifiuti all’interno del corpo. L’intestino dei carnivori è conformato per espletare questo compito velocemente, mentre quello umano è proporzionalmente molto più lungo e trattiene per più tempo le tossine sprigionate dalla carne, con effetti deleteri sui reni.
Questa storia non vi ha mai fatto riflettere a sufficienza, tant’è che di carne ne si consuma in abbondanza e non bastano spauracchi come la “mucca pazza” a farvi desistere. Ma ciò che maggiormente mi rattrista è quell’assoluta indifferenza nei confronti del dolore degli animali che è insito nell’assunzione di carne. Annualmente solo negli USA, il più grande macello mondiale, vengono trucidati oltre 140 milioni di mammiferi e oltre 3 miliardi di volatili: provate ora a immaginare la sofferenza sprigionata mentre vengono uccisi mediante martelli, elettroshock, fucili pneumatici, maceti, e mentre ancora vivi vengono fatti a pezzi, la loro paura, il loro dolore e il loro senso di impotenza nei confronti delle barbarie umana. Considerando ancora un istante l’aspetto etico: gli animali da macello vengono imbottiti di medicinali prima ancora della nascita: si tratta, in alcuni casi, di antibiotici utilizzati per proteggerli dalle patologie derivanti da un allevamento quasi sempre svolto in gabbia con pessime condizioni igieniche; in altri casi, per farli crescere più velocemente e per rendere la loro carne rossa e dall’aspetto sano (così da soddisfare l’occhio dell’attento e superficiale consumatore occidentale tanto sensibile alle apparenze quanto incurante della sostanza) sono gonfiati di ormoni della crescita che poi finiscono anche nel vostro corpo. In oltre, per tenerli problemi, vengono riempiti di sedativi e droghe. In totale si calcola che un animale, prima di essere macellato, ingerisca 2700 diverse sostanze chimiche. Il motivo, poi, per cui nessuno interviene è che ci sono di mezzo troppi interessi da parte delle industrie della carne, di quelle farmaceutiche e di quelle biotecnologiche, mai così legate e mai così potenti contro la salute umana. Ci sono di mezzo gli stessi interessi che boicottano la cura Di Bella e le medicine alternative, le stesse che producono alimenti transgenici e pesticidi, le stesse che producono gli antibiotici ed i prodotti chimici che vengono somministrati agli animali e che finiscono nel nostro organismo.
Accantonando un attimo le questioni etiche, consideriamo che la produzione di carne richiede più terreni di quelli necessari alla produzione agricola. Il paradosso è che una superficie coltivata a grano produce 5 volte più proteine della stessa riservata al pascolo, e se al posto del grano si coltivassero piselli o fagioli il rapporto salirebbe a 10 a 1. Se poi pensiamo che si ricava solo un chilodi carne bovina da sedici chili di grano e che se tutti i terreni coltivabili della terra venissero usati per produrre cibo vegetariano e non mangime per bestiame ci sarebbe cibo per ben 20 miliardi di uomini, la fame nel mondo sarebbe cancellata. Tutto ciò lo sapeva già Socrate, che temeva che l’alimentazione carnivora avrebbe richiesto sempre più terre per i pascoli e per poterle avere si sarebbero scatenate sanguinose guerre, ma l’uomo oggi, volutamente, lo ignora. Vivere di un’alimentazione vegetariana fatta di frutti, radici e latte, come sostengono molti guru indiani, non è una cosa deleteria per l’uomo e non è affatto vero che essa rallenti le capacità mentali e fisiche, anzi: lo sapevate che Leonardo da Vinci era vegetariano? E che anche molta gente che fa sport agonistico lo è?