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Non avrei
mai creduto, prima di ascoltare Charlie Parker, che la musica potesse
comunicare un così forte senso di libertà. E’
ciò che il Bebop sa trasmettermi. Ascoltare una composizione
di Bird è come fare un giro del mondo a velocità stratosferica
riuscendo a vedere cosa succede per le strade o nelle case della gente
comune. E’ un turbinio di emozioni fortissime dal quale vengo
rapito ogni volta e dal quale non riesco a staccarmi facilmente. E’
stato il padre del Bebop a creare tutto ciò: Charlie Parker.
Nato il 29 agosto 1920 a Kansas City, nella sua breve vita ha regalato
all’umanità momenti di estrema valenza musicale. Il suo
ingresso ufficiale nel mondo del jazz è stato con Dizzy Gillespie
nel 1945 quando ha iniziato ad esibirsi nei club di New York. Aveva
creato un nuovo linguaggio ritmico con cui potersi esprimere al meglio
e con molta più energia: era questo il suo modo di essere.
Voleva vivere la sua vita al massimo dei “giri”, portare
tutto all’esasperazione, all’esagerazione dove il limite
sembrava solamente un punto qualsiasi di un viaggio …o forse
per Charlie il limite era un concetto del tutto inesistente. Droghe,
alcool, sesso, concerti …tutto in maniera esagerata, senza alcuna
regola! Uno stato mentale quasi sempre alterato caratterizzava le
sue giornate; e quando era in tour negli stati dove era impossibile
reperire stupefacenti, l’assunzione di alcolici aumentava in
maniera spropositata per ottenere lo stesso effetto. Non accettava
di rimanere “con i piedi per terra” …doveva volare!
Riusciva a placare questo irrefrenabile senso di libertà quando
suonava il suo sax alto, e soprattutto suonava la “sua”
musica. Per il resto ha condotto una vita - direi - colma di sofferenza
e dolore; un tentato suicidio assumendo tintura di iodio, il ricovero
in clinica psichiatrica, la malattia della figlia poi morta in tenera
età …insomma il tipico esempio di uomo che nella musica
dava sfogo alla sua rabbia e cercava di lenire il profondo dolore
che lo ha sempre accompagnato. A rendere il tutto ancora più
triste il colore della sua pelle: nera; e come tutti i neri, anche
il signor Parker è stato una vittima del sistema americano.
Neanche la notorietà gli è stata favorevole, anzi direi
che lo ha esposto ancora di più alle ingiustizie di un governo
intollerante e corrotto.
Per “volare” Bird, oltre che del suo sax, aveva bisogno
di droga e alcool; molti musicisti, soprattutto suoi contemporanei,
cercavano di imitarne lo stile di vita con l’illusione di poter
diventare bravi come lui; mi viene in mente un altosassofonista ultrasettantenne
(ancora in vita), Frank Morgan, che ha praticamente emulato lo stile
di vita parkeriano arrivando addirittura a scontare trent’anni
di carcere (dove ha potuto studiare il sax in maniera magistrale,
tra l’altro!). E proprio con questi suoi emulatori Charlie Parker
era intransigente; andava su tutte le furie quando alcuni suoi colleghi
gli dicevano che era necessario “farsi” per diventare
bravi come lui. A poco più di trent’anni era distrutto
e logorato dalla droga e dall’alcool. La morte della figlia,
causa per Bird di tantissimi sensi di colpa (visto che gli era stata
ritirata la tessera sindacale e non poteva lavorare più regolarmente)
ha completato l’opera di distruzione sul suo fisico e sulla
sua psiche; particolarmente struggente la scena del film di Clint
Eastwood intitolato “Bird” (appunto sulla vita del sassofonista
americano) in cui Parker, appresa la notizia del decesso della sua
piccola, durante un tour, invia a sua moglie una serie di telegrammi
in cui dramma e follia sono inscindibili tra le parole dettate per
telefono all’operatrice.
Ormai il sax non riusciva più a fargli prendere il volo. Era
costretto a stare “a terra”. Così Bird, affetto
da cirrosi epatica ed ulcera peptica, si è spento il 12 marzo
del 1955 a soli 34 anni; il medico che ne ha constatato il decesso,
sul certificato di morte, alla voce “Età presunta”
ha scritto 65 …tanto per avere un’idea! Una vita sicuramente
molto breve in cui è riuscito ugualmente a regalare capolavori
della musica in assoluto!
Come spiegavo prima, molti musicisti che hanno conosciuto Parker volevano
imitarlo …anche nell’assunzione di stupefacenti e alcolici
per poter raggiungere i suoi livelli. Bird aveva conosciuto benissimo
le sofferenze che queste sostanze sono in grado di arrecare, per questo
ogni volta che qualcuno si proponeva come “emulatore”
il maestro Charlie Parker rispondeva che la vera musica ce l’abbiamo
nell’anima, nel cuore e basta solamente farla venire fuori!
Per “volare”, cari amici, è sufficiente un qualsiasi
strumento musicale, anche la propria voce! Tutto il resto non serve
a volare, ma ad affondare ancora di più! Sono convinto che
ognuno di noi, in effetti, ha dentro di sé la propria musica
da suonare; cerchiamola, ascoltiamola, apprezziamola …e dopo
suoniamola. Tutto qui. E’ questa la magia della musica!