<< Articolo precedente

Un racconto dall’immediata comunicabilità, che ha la sua forza in una storia intima e a tratti poetica, che trova sostentamento in un linguaggio immediato con sapide note di ironia e che riceve una nota di particolare colore dall’ambientazione esotica ma che, a dispetto proprio di quest’ultima qualità, sarebbe in grado di comunicare forti sentimenti in ogni luogo e in ogni tempo, tanto le vicende sono intime dell’uomo.

La Giuria

L' Avana è piena di persone di nome Ito, che è il diminutivo di Johito, e all'Avana si racconta la barzelletta di quella giovane fidanzatina che inserì sul Cuba Liberal un annuncio che diceva: “Ito attendoti via Matanzas incrocio trentacinquesima martedì mezzogiorno. Tutto perdonato. Tua stellina”; e per disperdere gli ottocento giovanotti che risposero all'annuncio si dovette chiamare uno squadrone della guardia civica.
Ma questo Ito non aveva nè una giovane fidanzatina nè qualcosa da farsi perdonare. Da quando era nato era una sola la cosa che sapeva fare: suonare la tromba.
Suonava dappertutto, in bagno a casa sua, nei locali del centro per guadagnarsi da vivere, alla plasa della Revolution per lo stupore dei turisti. Quella tromba significava tutto per Ito. La gente vedeva solo un groviglio di lamiere appesantito dal tempo, ma Ito dentro quell'ottone aveva nascosto il suo cuore per ricordarsi sempre che anche lui ne possedeva uno.
Suonava sempre seduto, e con le mani che erano farfalle. Leggerissime. Aveva iniziato nelle periferie, a Marinao, e lì aveva imparato a sfiorare i tasti e accarezzare le note. Suo padre dopo il lavoro in acciaieria non voleva baccano. Voleva una musica che gli scivolasse sulla pelle e gli massaggiasse l'anima, senza disturbare. E in questo Ito era veramente il migliore.

Ottobre è il mese più brutto per stare a Cuba. I turisti si riempiono le valigie degli ultimi suvenir e ritornano ai loro doppipetti, fieri dei rullini riempiti con larghi e generosi sorrisi da mostrare all'invidia degli amici. I bar del centro ritarono i "fratos", i grossi e ingombranti tavoli di legno che i proprietari delle taverne mettono sulla strada per aumentare i loro posti a sedere e l'Avana ritorna ad essere il solito caldo tappeto di selciato, che trasuda gente, e si muove al ritmo di rumba.
Senza serate nei ristoranti e turisti europei a cui strappare pochi dollari, Ito si trovò faccia a faccia con la più dura delle realtà. La fame suonò più forte dei suoi assoli, più forte delle note che gli seccavano la gola. Quella tromba che gli era stata sempre vicina poteva dagli l'utima speranza di un domani migliore: in città al banco dei pegni gli avrebbero offerto venti dollari e cinquanta centesimi, e con quelli avrebbe comprato un vestito da venti dollari e cinquanta centesimi e cercato un lavoro a L'Avana.
Arrivato al banco dei pegni volle tirar fuori la sua tromba per l'ultima volta .Sulla strada davanti al negozio, dei bambini stavano giocando a biglie con delle sfere immaginarie. Quando videro il luccichio dorato della tromba smisero di giocare e lo circondarono.
"Lei è un trombettista signore?"
"... Una cosa del genere ."
"Ci suona qualcosa?" .
Ito rimase immobile per alcuni istanti. I bambini tenevano una mano chiusa come se stessero nascondendo nel pugno le biglie che avevano raccolto poco prima dall'asfalto tiepido. Guardò quello snodo di corpicini che gli stava davati e si sedette per terra, poi mise in bocca la tromba e cominciò a trarne dei suoni. Fu un assolo di sette minuti. Nessuno osò fiatare. I bambini si avvicinavano lentamente a quella tromba di ottone. Sempre più vicino. Quasi come se volessero essere i primi ad ascoltare quelle note straordinarie, quasi come se volessero respirarle prima che il vento le portasse via, sotto le macchine, tra le case, fino in cielo. Disperse.
"Allora bambini vi è piaciuto?"
Alcuni di loro sorrisero, altri con i pugni ben stretti in tasca, attraversarono la strada e ributtarono le loro biglie invisibili sull'asfalto, che intanto era diventato rovente.

La prima cosa che faceva Ito quando tornava a casa era prendere la sua tromba. Quel giorno non la trovò.
Nel suo spoglio monolocale stava finalmente facendo i conti con la realtà: avrebbe dovuto trovarsi un lavoro e mettere da parte dei soldi per un futuro migliore.
E' strano come nella tristezza riaffionino alla mente solo spaccati felici di vita già vissuta.
Ricordò la banda di bambini che giocavano senza biglie : un pugno di folletti saltellanti che sfidavano le regole della vita. Ebbe un' illuminazione. Nella solitudirìne della sua stanza, anche Ito cominciò a suonare una tromba invisibile. Si metteva seduto, e con le mani accarezzava quei tasti che fino al giorno prima poteva sentir cigolare. Soffiava nel vuoto, impegnandosi in ogni nota come se si trovasse di fronte al suo pubblico più difficile.
A poco a poco migliorò la sua tecnica e riuscì a trarre perfette note di silenzio da quell'impalpabile strumento.
A fine mese trovò lavoro come autista in città. Tornò al banco dei pegni, riscattò la sua tromba e regalò delle biglie nuove a quei bambini davanti al negozio.
Da quel giorno Ito possedeva due trombe. Quella vecchia poteva dividerla con tutti, quella invisibile era solo per lui.

Riccardo Ferraris