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Solone, che nell’antichità era considerato uno dei sette uomini più saggi al mondo, una volta rifiutò l’arcontato a vita perché, spiegò lui, “la dittatura è una di quelle poltrone dalle quali non si scende vivi”. Saddam Hussein costituisce, almeno per il momento, un’eccezione. Lui non solo ne è sceso vivo, ma pure migliorato. Abituato a vederlo paffutello e panciuto, perennemente in una divisa che gli dava un’aria triste, con i baffi e la pistola nella fondina, tanto da sembrare un padrino, quando ho osservato le foto del “nuovo” Saddam sono rimasto sconvolto. In gessato con la camicia bianca, dimagrito, la barba curata e con quel brizzolato che da fascino: il mutamento sembra quello di un libero professionista di mezza età che, stanco della solita vita, comincia a girare il sabato pomeriggio in spider, occhialini da sole, cappellino da baseball al contrario e una massaggiatrice con trent’anni di meno al fianco. Nonostante l’aspetto piacente, Saddam rischia davvero di ribadire che il riconoscimento di uomo saggio Solone non l’ottenne per caso: gli Iracheni vorrebbero ricorrere al boia.
I dittatori della storia scesi morti dalla propria poltrona sono davvero tanti. Tra i casi più curiosi c’è quello di Pitagora, che a Crotone aveva creato una scuola rigidissima per disciplina, e firmava i suoi documenti con un motto che suonava come “Io ho sempre ragione.” Quando i suoi concittadini temettero che i pitagorici volessero assumere il controllo politico della polis, di notte presero d’assalto l’edificio: Pitagora scappò ma venne raggiunto e ucciso in un campo di fave, legume che lui detestava così tanto da averne proibito l’uso ai suoi discepoli. Balbo avrebbe voluto riservare per il crepuscolare Mussolini, ormai deciso a intervenire in guerra la stessa sorte di un altro demagogo: “Se avessimo le palle, lo butteremmo nel Tevere come Cola di Rienzo”, disse in confidenza a due giornalisti. Hitler preferì provvedere da solo, ma i suoi gerarchi più fidati subirono la giustizia dei vincitori: finirono sotto processo a Norimberga. Anche Saddam è sotto processo e, come detto, rischia di far la conoscenza del boia, e infatti i giornali si sono spesi nel paragone: “La Norimberga di Saddam” è stato un titolo molto gettonato. Magari il processo contro il nazismo si fosse svolto così, con il coinvolgimento dei Tedeschi. Invece il procedimento fu interamente condotto dai quattro vincitori: il popolo tedesco non fu considerato “vittima” di Hitler, anzi in qualche modo era ritenuto complice per aver sostenuto il regime dopo aver premiato il nazismo alle elezioni (ancora democratiche) del ’33. Se i Tedeschi avessero potuto partecipare a Norimberga, se avessero potuto guardare in faccia i loro ex governanti, forse avrebbero compreso meglio la tragedia della quale erano stati protagonisti. Anche gli Iracheni hanno a lungo sostenuto Saddam, per lui hanno combattuto molte guerre e lo hanno celebrato molte volte in piazza. Però ora vengono considerati vittime del dittatore, e a loro, almeno formalmente, è stata affidata la guida del processo. Questo processo non deve essere esclusivamente americano, altrimenti si ritornerebbe alla giustizia del vincitore; ma non può essere nemmeno iracheno, perché a quel popolo mancano i mezzi (giuridici e materiali) per condurre con mano salda tutti i passaggi. Quindi, per il momento, dobbiamo accontentarci di una semplice “parvenza” di guida irachena. è il minore dei mali.