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Mentre sto scrivendo, sulla Manica sono in corso le celebrazioni per il 60^ anniversario dello sbarco alleato in Normandia: pianti e ricordi dei reduci, ricostruzione degli avvenimenti militari, il Cancelliere tedesco per la prima volta presente. E soprattutto una buona occasione per Bush e Chirac di incontrarsi dopo mesi in cui si sono “frequentati” ben poco. Tra rievocazioni e incontri politici, ci dovrebbe essere anche il tempo per chiedersi che cosa rappresenti quest’evento. Sergio Romano ha scritto che in questa circostanza possono festeggiare gli Americani, poiché sconfissero Hitler, ma non gli Europei, che nel dopoguerra entrarono in un periodo grigio: la metà orientale del continente era sotto il controllo sovietico, quella occidentale dipendeva, per la difesa, dall’alleato americano.
Allora, quantomeno per sapere se oggi devo festeggiare o no, mi sono posto anch’io il problema: gli Europei possono annoverare lo Sbarco tra gli episodi felici della loro storia?
Sicuramente non possiamo vantarci di aver sconfitto il nazismo, anzi dobbiamo ricordare che non si trattò di un movimento politico che piombò sull’Europa dall’esterno, come facevano una volta i popoli della steppa. Nacque qui perché qui c’erano le condizioni necessarie: una buona dose di antisemitismo, parecchio nazionalismo (che aveva coniato il motto “ogni cittadino un soldato”), e un bolscevismo aggressivo che spaventava le classi dirigenti liberali. Su queste basi bollenti, nel ’14 l’Europa scoppiò una prima volta, perché i vari governi conducevano una politica estera seicentesca, però con gli armamenti dell’età industriale. Terminato il conflitto per sfinimento, si provvide a organizzare la più assurda delle paci, basata sul principio che l’umiliazione e l’impoverimento perpetuo dell’avversario siano garanzie di un futuro prosperoso. La rabbia e il risentimento tedesco (il “revanscismo” che i Francesi ben conoscevano, avendolo provato nei 50 anni precedenti) per la pace di Versailles furono indispensabili concimi nell’orto di Hitler.
L’Europa si stava ancora suturando le ferite del primo conflitto mondiale, e intanto allevava nel suo grembo totalitarismi rossi e neri, aveva ridisegnato la propria cartina politica negando e ribaltando i principi fondativi (per altro utopistici) della Società delle Nazioni, l’organizzazione che in teoria vegliava sulla pace mondiale.
Dopo aver dissanguato per 10 anni la Germania governata secondo i principi di una costituzione democratica, imponendole il rispetto di tutte le clausole di Versailles, davanti alla tracotanza di Hitler, l’Europa chiuse entrambi gli occhi: il Fuhrer cominciò smettendo di pagare i risarcimenti di guerra e fini con l’umiliare i vincitori del ’18 nella vergognosa Monaco del ’38. L’Inghilterra e la Francia, dopo aver permesso a Hitler di violare tutte la clausole di Versailles, furono assolutamente intransigenti di fronte alle stupide velleità coloniali di Mussolini; si dimostrarono però altrettanto stupide, perché regalarono al nazismo l’unica cosa che ancora gli mancava: un alleato.
Queste sono, sommariamente, le ragioni che portarono allo sbandamento europeo, e quindi alla necessità di chiamare una potenza estranea al continente per risolvere una guerra che il continente stesso aveva provocato. Dopo questa serie di errori e manchevolezze, metà Europa ebbe una nuova opportunità di ricostruire il suo benessere in un contesto politico di diritti democratici. Addirittura si riuscì a gettare le basi per un’unità di carattere economico, politico e militare, che oggi è arrivata alla vigilia della firma di una costituzione. Una Carta più formale che sostanziale, ma visto cosa accadde nella prima metà del ‘900 (senza bisogno di risalire più indietro) è comunque un notevole traguardo.
Notevole perché, per la prima volta dalla loro nascita, gli stati nazionali europei sembrano aver allontanato la guerra intestina, e hanno avviato un piano esteso e duraturo di unità e progresso comune. Esiste la consapevolezza che i 50 milioni di morti causati dalla seconda guerra chiamata mondiale per lo svolgimento, ma europea di nascita, hanno insegnato qualcosa ai poco lungimiranti europei. In memoria di quei morti, abbiamo il dovere di celebrare lo sbarco. Finalmente ho risolto il dubbio di oggi pomeriggio.