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Anche la cultura
è un bene collettivo: può essere venduto e comprato,
ceduto, sprecato, perso, può anche maturare interessi e creare
ricchezza, può tramutarsi in orgoglio nazionale, prestigio,
benessere, libertà, ma anche in soldi, schiavitù e giogo.
La cultura può addirittura essere un’arma da guerra o
una tattica di conquista (e oggi lo sappiamo bene): chi la gestisce,
modella la società e detiene il potere. Non a caso simbolo
e indice di democrazia non è il numero delle persone che hanno
diritto di voto, ma è l’alfabetizzazione. Non esiste
paese che possa dirsi democratico se il suo demos, il suo popolo,
non è libero di leggere e scrivere: di conoscere, criticare,
creare e difendere la propria cultura.
Oggi, nel nostro democratico occidente, tanto odiato e bistrattato,
violato e ferito sia dall’esterno che dai suoi stessi figli,
il problema è un altro: abbiamo la libertà di pubblicare
libri, scrivere e fondare giornali, dire quello che vogliamo senza
che nessuno ci costringa all’abiura o ci bruci vivi (al massimo
rischiamo qualche querela, ma nessuno c’è mai morto…),
possiamo comunicare le nostre idee a milioni di persone in meno di
un secondo grazie a internet e agli strumenti informatici, possiamo
accedere ad ogni tipo di informazione, pubblicazione, scritto, educazione
in genere… ma abbiamo, oggi e tutti, il coraggio di farlo? Peggio:
ne abbiamo l’interesse? Abbiamo interesse ad esercitare la nostra
più grande libertà?
L’Europa è stata sempre orgogliosa della sua identità:
la chiamiamo “Vecchio Continente” come se volessimo onorare
la sua storia, come quella di un “vecchio saggio”. Anche
nei momenti di rottura, quando non potevamo neanche immaginare un’Europa
unita sotto una costituzione, il Vecchio Continente ha mantenuto viva
la sua identità, la sua cultura, i suoi pensatori, i suoi principi.
Siamo stati fautori di centinaia di rivoluzioni, nella scienza, nell’arte,
nella politica, sempre primi ad esercitare i diritti che sentiamo
connaturati in noi. I grandi uomini che osanniamo e ricordiamo ci
hanno regalato un pezzo di quella libertà che oggi è
fonte delle nostre democrazie: Socrate, Galileo, Leonardo, e aggiungete
pure chi volete…
Saremmo di questi tempi pronti ad accogliere un altro eroe?
La vivacità culturale che ha partorito quei geni è prerogativa
europea sin dagli albori, tutti i popoli che hanno abitato il Vecchio
Continente hanno magicamente subito il fascino dello scambio culturale.
Le città della Grecia, l’Impero romano e poi gli Stati
nazionali, senza dimenticare l’esperienza dei Comuni italiani,
hanno sfornato idee e innovazioni senza tregua: ma qual’era
il substrato fertile su cui questi eroi crescevano? E ora, cosa manca
perché tutto torni ad essere una fucina di idee? Perché
noi italiani non riusciamo a ritrovare il nostro Rinascimento?
Sembra che ci siamo stancati di cercare, e, affidandoci a soluzioni
già pronte, non ci resta altro che scegliere tra bianco e nero,
fermi, impalati a guardare le cose succedere. Forse abbiamo poca fame,
orgoglio o memoria nella presunzione di sapere tutto quello che ci
serve sapere, d’aver terminato le cartucce. Pensiamo di non
aver più bisogno di slanci eroici.
È invece necessario continuare a cercare soluzioni nuove ai
nostri problemi, è necessario continuare a godere delle nuove
idee, delle idee diverse che ci vengono proposte, mantenendoci saldi
alla Storia che ha formato i nostri sentimenti, a ciò che ci
rende quello che siamo: figli di una cultura occidentale che si fonda
su principi di libertà, non discriminazione, uguaglianza e
centralità dell’individuo. L’individuo sopra tutto:
i diritti della persona sopra i diritti delle comunità. È
su queste basi che può formarsi una società multiculturale:
altre vie portano solo alla conquista di una cultura sull’altra,
senza possibilità di integrazione e fusione.
La nuova nostra missione ora è trarre il meglio da ogni cosa,
anche da quello che ci sembra impossibile apprezzare. In questi giorni
abbiamo quasi paura dell’energia che lo scontro tra due culture
genera, eppure i risultati di questo incontro non possono essere solo
nuovi 11 Settembre o nuove guerre in Medio Oriente. Deve esserci qualcosa
di positivo, è nostro dovere trovare una integrazione positiva
tra queste due identità: senza annullare né l’una
né l’altra. Dobbiamo ritrovare la nostra perduta fertilità,
con la prospettiva che prima o poi potremo non aver più bisogno
di eroi.
“Sventurato
il mondo che ha bisogno di eroi”
Galileo, B. Brecht