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Nel 1521, cioè quattro anni dopo aver affisso le sue 95 Tesi sulla porta della cattedrale di Wittenberg, Martin Lutero dovette nascondersi per sfuggire all’Inquisizione; alla recente Dieta di Worms era stato accusato di essere un novello Huss, l’uomo condannato un secolo prima per eresia. Lutero si nascose nel castello di Wartburg, che il duca di Sassonia, suo protettore, gli aveva messo a disposizione. Il monaco decise di trascorrere quei lunghi mesi d’isolamento compiendo un’opera fondamentale: tradusse in tedesco la Bibbia, e per questo si è guadagnato la fama di padre della lingua tedesca.
Ho raccontato questa storia non per parlare di Riforma e Controriforma, stamattina non ne ho proprio voglia. A me interessava l’importanza, anche simbolica, del gesto. Lutero metteva a disposizione del cittadino (ovviamente alfabetizzato) il testo che, al tempo, conteneva la Verità. Ma quella Verità fino a quel momento era stata un’esclusiva di coloro (ed erano sempre meno) che conoscevano il latino. Ora invece era per tutti, e Lutero voleva che fosse così: il fedele aveva il dovere di leggere le Sacre Scritture, doveva rifletterci usando la propria testa, non doveva più limitarsi ad ascoltare i sermoni dei sacerdoti. Insomma, la responsabilità di ricevere e comprendere la “parola di Dio” passava dall’autorità centrale (la Chiesa) al singolo individuo.
Lutero aveva avviato questa “rivoluzione intellettuale”, e, con la traduzione della Bibbia in tedesco, fornì il mezzo necessario per attuarla. Immagino che ancora vi starete chiedendo cosa c’entri tutto questo. Ci arrivo, ci arrivo…
Volevo spiegare che anche noi dell’Angolo proviamo a fornire uno strumento. Calma, il mio non è un delirio di onnipotenza: nessuno di noi è Lutero, e questo giornale non è la Bibbia. Però anche noi tentiamo d’offrire uno spazio all’individuo, alla sua intelligenza. Anche noi proviamo a pungolare l’individuo a riflettere, a formulare propri pensieri. Oriana Fallaci, nella conclusione del suo ultimo libro, ha scritto che il cervello è un muscolo, e come tale va allenato altrimenti rischia d’atrofizzarsi. Se è così, allora mi piacerebbe che noi fornissimo un palestra. Si, una palestra d’idee. Una di quelle di periferia, senza sauna e bagno turco, e con gli istruttori neodiplomati. Però molto appassionati e coinvolti.
Questo è il giornale culturale di un’associazione culturale: c’entra tutto questo con la “palestra d’idee”? Credo di si. Torniamo un attimo a Lutero: è vero che lui fornì il mezzo per responsabilizzare l’individuo, ma di persone pronte ad accogliere tale responsabilità al suo tempo ce n’erano pochine. Un libro, anche se scritto in tedesco, era cosa per pochi eletti, in una società composta per lo più da contadini analfabeti. Però lui aveva gettato il classico sasso, aveva mandato un messaggio: studiate, perché non ci sarà più il prete a darvi risposte. Dovrete arrangiarvi da soli, e chi rimarrà analfabeta sarà tagliato fuori. Insomma, aveva posto le fondamenta per lo sviluppo della cultura media, che è la base delle società democratiche. I suoi capisaldi sono l’uso del muscolo cervello, e la capacità di confrontare i risultati della fatica del nostro muscolo con quelli degli altri (vale a dire il famoso “dialogo”).
Questi sono anche i nostri capisaldi, perché qui sta la vera essenza di ciò che chiamiamo cultura. E poi, caso più unico che raro, l’abbonamento alla palestra è pure gratis. Che volete di più?